Blog, Life Inspiration

La vita, si sa, è uno dei migliori tour operator.

 

Chi ama scrivere è indubbiamente un viaggiatore, che invece di una Reflex ha al suo fianco un mezzo ben più stupefacente ed economico, il cuore.

Non è una tesi di fondo; certo, c’è anche chi si approccia ad una tastiera o ad un foglio per il semplice piacere di distrarsi o di esprimersi, e lo invidio.

Tuttavia almeno per me, scrivere equivale a relazionarsi con se stessi, riordinare i pensieri e le emozioni, meccanismo brutale con cui se sono brava, riesco addirittura a farvi sbarcare in una realtà alternativa, un mondo migliore a metà tra il reale e il fantastico, da cui attingere nuova energia e ispirazione.

Ma non è sempre una passeggiata trasformare questa sofferenza in felicità, sembrare spiritosa e brillante, “piacere” insomma quando non ne ho nessuna voglia.

Settembre per me è iniziato con un nuovo lavoro inaspettato da imparare, e una lotta contro il tempo per le altre faccende, come quella di aggiornare questo spazio. No, non sto cercando scuse. L’avrete capito, non sono certo una di quelle persone con una vita perfetta alla Instagram. Ho attraversato, e tuttora sto attraversando, un periodo difficile, i miei punti cardinali sono mutati, e il mio entusiasmo dirottato nella spazzatura. La vita, si sa, è uno dei migliori tour operator.

You don’t always need to have a plan. Sometimes you just need to wait and see where life takes you.

E così Natale quest’anno ha avuto il muso lungo, per il terrore di cadere e fallire e la curiosità e la voglia di spiccare il volo.

Poi mi sono accorta che, come al solito sopraffatta da un’insicurezza all’altra, non mi stavo godendo assolutamente niente di queste meritate vacanze – cibo a parte. Così mi sono chiesta, appena in tempo: “Accidenti, che cavolo ti sta succedendo? Vuoi davvero rovinarti le feste per i brutti pensieri?” e ho deciso, finalmente, di fermare il tempo e rilassarmi. Tentare di essere felici, cavolo, è la disciplina più difficile per l’uomo. Se mi preoccupo o non mi preoccupo, tanto, le cose non cambiano. Que sera, sera, per cui. No?

Il 2015 si sta spegnendo, tante cose si sono messe in discussione ma forse tutta questa inquietudine e amara saggezza è il prezzo da pagare per crescere. “Time is out of joint“, il tempo è dissestato, per dirla drammaticamente alla Amleto.

Eppure non mollo.

Sono tornata a leggere e a scrivere, perché essere se stessi e fare quello che si ama, è un valore imprescindibile, che non si può infrangere. Eppoi io non riesco a fare a meno della bellezza.

Pertanto, non temano quelli che in questi mesi mi hanno chiesto preoccupati, con mio stupore ed incredulità: “ehy, ma il tuo blog?”, “non aggiorni più fefa.it?” “fefa esiste ancora?”. Quest’ultima domanda mi ha dato molto da pensare. Certo che esiste, e fortunatamente si evolve.

Non ho mai creduto fino in fondo in questo progetto ed è per me ogni volta un’emozione che mi pensiate e mi sproniate. Grazie: il mio blog è senza dubbio tra le cose più belle del 2015 e lo devo solo a voi. Ma anche a quei gufi che credono che io qui ci scriva le “cazzate”.

In fondo, le novità più belle accadono solo quando ti butti. Così stanno le cose, a quanto pare.

Tutto sommato, lavoro proprio per tornare a viaggiare sul serio e avere chicche da raccontarvi. Tra i miei #TravelDream2016 c’è il Giappone!

Fefa.it c’è, resiste valorosa e vi fa i suoi migliori auguri di Natale e Buon Anno Nuovo.

Qualsiasi cosa avvenga, imparo. Ogni volta è un guadagno.

Marguerite Yourcenar

Un bacio, Fefa

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BeautyStyle, Blog

Hello, September! // Nuove regole per la pelle

“This is the plum season,

the nights blue and distended,

the moon hazed,

this is the season of peaches … “

Late August, Margaret Atwood

 

Arrivederci, estate.

Sono sempre io, la ladra di campioncini, e non un’occidentale benestante.

Un po’ più bionda, grazie a te. E nessuna intenzione di scurirmi, anzi: le riviste mi hanno accordato la follia di schiarirmi i capelli come trend dell’autunno.

Un po’ più bella, grazie ai tuoi intensi mesi di sole, aria, sabbia, mare, passeggiate, centrifugati e frutta come se non ci fosse un domani.

Un po’ più leggera, dentro.

Ma se c’è una cosa per cui devo davvero ringraziarti, è la pelle del viso.

Splendente come il sole che sempre più tiepido, alle 8 di sera ha già iniziato a tramontare.

Arghh, oggi è il primo settembre e mi unisco alla fila di quelle che stanno chiamando l’analista: questo autunno non lo voglio, anche se (con molto impegno, magari sotto un cielo d’Irlanda) lo trovo romantico e d’atmosfera. Preferisco il tuo calore e il tuo colore.

Eppure gli inizi di settembre sono assolutamente il periodo migliore dell’anno, fatta eccezione per la Primavera. È un momento perfetto: l’afa opprimente ci dà una tregua, la notte si dorme meglio, e generalmente si è in uno stato di grazia, fuori e dentro. Insomma, non ci lamentiamo.

Come prolungare questi benefici di bellezza e far durare l’estate? Voglio consigliarvi alcuni prodotti che mi stanno piacendo molto, economici e profumati, come una brezza della Provenza. Gli alleati giusti per mantenere il colore dorato tanto sudato, con dolcezza.

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Good morning! It’s a last day of summer today. What’s in my bag? 💘 ✨

ACQUA MICELLARE: Avrete notato che è più facile sentirsi radiose dopo una lunga giornata di mare a sorseggiare Mojito, che bloccate in un ufficio 8 ore al giorno. Le vacanze accendono il nostro vero splendore. Naturale, senza ombra di trucco. Si può emulare l’effetto anti-stanchezza del mare con l’Acqua Micellare di Licya (5 euro), un prodotto multitasking, che unisce insieme latte detergente, tonico e idratante. Basterebbero solo queste tre qualità per correre a comprarlo e ottimizzare lo spazio nel nostro beauty, ma ce ne sono altre. Quando si applica, per struccare il viso o anche solo per purificarlo a fondo dopo una giornata di afa, la pelle diventa subito fresca, morbida e luminosa come una rosa. Rigenerata. L’ho scoperta da pochissimo, e insieme al caffè, è la mia sveglia mattutina. Altri punti a favore? Ha un inci naturale, delicato, a base di acqua di fiori di loto, acido jaluronico, eufrasia e olio d’argan, senza traccia di parabeni, coloranti e conservanti. La confezione con il dosatore è davvero pratica e rilassante. Ottime anche le salviettine rinfrescanti all’acqua micellare.

ACQUA TERMALE: Il must-have dell’estate (e non), è l’acqua termale. Per chi ha bisogno di sembrare fresca tutto il giorno, per chi ha la pelle secca, delicata o lucida: quella della AVÈNE, con la sua leggerezza e il suo alto potere idratante, è adatta a chiunque, anche alle pelli più sensibili, e per qualunque periodo dell’anno. Sia l’aria condizionata a go-go che i termosifoni, lo sapete, seccano la pelle. E quando l’epidermide è ben idratata, anche la tintarella resiste di più, ma bere due litri d’acqua al giorno non basta. Quest’acqua miracolosa, che io ho trovato in farmacia a 4 euro, è una vera bomba dissetante che leviga e rinfresca il vostro viso.

UN BUON BAGNOSCHIUMA: A Settembre si sta più freschi. Si torna agli impegni di tutti i giorni, e si abbandonano fragranze agrumate e colori fluo per passare a qualcosa di più rilassante e romantico, che ricorda il profumo del bucato steso al sole. L’ideale è lasciarsi travolgere da un bagnodoccia alla peonia, fiori d’arancio e rosa: una fragranza euforica ma delicata. Lo stesso packaging del prodotto, da amante del colore rosa, mi infonde allegria. Inoltre la pelle è morbida e dolcemente profumata. Unico neo: ahinoi, non è bio. https://instagram.com/p/4GDSwjLjMV/?taken-by=thepinkdiary

UNA SCIA DI PROFUMO: Io, i profumi, me li bevo. Li spruzzo anche a abiti, borse, tende, e anche dentro sui sedili dell’auto. Sono un’estimatrice del profumo, che secondo me è uno strumento imprescindibile di fascino e di comunicazione, come un abito. Ma anche terapeutico: quando lo indosso, entro in uno stato di buonumore. Adoro le fragranze naturali, che sanno di fiori. Vorrei farvi conoscere Floralia del brand Borsari: sono noiosa e ho scelto, di nuovo, la peonia, che evoca ottimismo e femminilità. La trovo perfetta per Settembre e costa solo 8 euro.

PROTEZIONE SOLARE: Non bisognerebbe mai uscire senza una protezione solare. Primo, per evitare i danni di un sole che non è più quello di una volta (rughe incluse), e secondo, per continuare a beneficiare di una pelle radiosa. Spesso m’imbatto con quelli che mi prendono in giro: “La protezione? Ma è il sole di settembre!”  Sono abbastanza abbronzata, eppure mi comporto come se avessi i capelli rossi e la pelle candida: la mia crema idratante è nel cassetto da aprile, in favore del solare che stendo anche solo per andare al supermercato. Oramai conosciamo i punti più secchi del nostro corpo (i miei sono, ad esempio, fronte, petto, schiena e mani), quelli che per intenderci, si scottano sempre, e bisogna avere cura di idratarli continuamente. I raggi del sole passano anche attraverso i vetri dell’auto! Per questo motivo evito fragranze al cocco e tropicali che simulano troppo quelle del mare e prediligo quelle dal profumo piacevole. Perché beneficiare del sole solo tre mesi all’anno?

L'Amande Soleil, latte solare. Brand scoperto per caso in un'erboristeria di Urbino, l'ho amato subito per il suo profumo. Contiene estratto di nespola, frutto ricco di antiossidanti naturali, sali minerali e carotene; l'olio di mandorle dolci, dalle proprietà emollienti e nutritive, l'olio di riso, ricco di gamma orizanolo, un filtro naturale UVA e la vitamina E. Resistente all'acqua, protezione SPF 30. 200 ml, sui 10 euro.

L’Amande Soleil, latte solare. Brand scoperto per caso in un’erboristeria di Urbino, l’ho amato subito per il suo profumo. Contiene estratto di nespola, frutto ricco di antiossidanti naturali, sali minerali e carotene; l’olio di mandorle dolci, dalle proprietà emollienti e nutritive, l’olio di riso, ricco di gamma orizanolo, un filtro naturale UVA e la vitamina E. Resistente all’acqua, protezione SPF 30. 200 ml, sui 10 euro.

Ma ci sono dei pezzi del guardaroba che non passano mai di moda, come una bella bottiglia d’acqua accanto a voi e tanta frutta e verdura, anche sotto forma di gustosi estratti e centrifugati. Per depurare la pelle, consiglio anche un integratore di aloe vera. Spero che la mia breve review vi sia piaciuta. Per essere belle non serve sborsare milioni, ma qualche astuzia in più. Buon 1 settembre!

Fefa

Blog, Travel

Cattivissimo lui: l’Expo

L’EXO è brutto e cattivo, l’EXPO costa troppo, l’EXPO è una figata, l’EXPO è pura ipocrisia.

Su questa Esposizione Universale di Milano, ne sono state dette di cotte e di crude ma in ogni caso, che vi piaccia o no, ce l’ha fatta.

La sua sfida, nonostante tutte le polemiche, le contraddizioni, le difficoltà e critiche che lo hanno accompagnato, è stata vinta. E vi dirò di più: anche se non è tutto rose e fiori, in fondo, sono felice di non averlo boicottato.

CI PIACE PERCHÈ (Attenzione, spoiler)

  1. Perché amo i viaggi e amo mangiare. Quale miglior occasione di questo mega parco tematico, che non è altro che un viaggio nel cibo? All’Expo, un Padiglione tira l’altro, attraverso odori e sentori. E tu, lo sai che sapore ha la tua nazione? Ps. Io Coca Cola e McDonald’s le boicotto già 365 giorni all’anno per la mia salute.
  2. Per imparare qualcosa di nuovo. Sì, ad esempio, che uno dei miei fiori preferiti, il fiore di loto, è il fiore nazionale del Vietnam. O che l’olio di Argan, miracoloso per pelle e capelli, proviene dalle mandorle dei frutti della pianta di Argan, in Marocco. O ancora, che le patatine fritte del Belgio sono così irresistibili perché vengono fatte con una varietà di patate speciali, chiamata “Bintje”. All’Expo realizzi che ci sono tante cose che non sai.
  3. Perché stimola la curiosità e l’amore per il diverso. L’Expo è maestoso, visionario, ricco di effetti speciali, e mette in moto tutti i 5 sensi. Ora non voglio sembrare Gandhi, ma una cosa è certa: è un’esperienza collettiva molto istruttiva e coinvolgente, affollata com’è di qualsiasi nazione di diversa lingua, religione, sesso, cultura, opinioni politiche e condizioni sociali. Non c’è spazio per l’odio, ma solo per il rispetto. Ogni padiglione ti costringe a camminare con gli occhi puntati in alto per conoscere e apprezzare quel che di bello possiede un altro paese. Consigliato agli inariditi dalla vita di tutti i giorni e alle menti bacchettone, inzuppate di pregiudizi.
  4. Perché bisogna (o bisognerebbe) in fondo, esserne fieri. Lo so, lo so, lo so: l’alto impatto ambientale dell’esposizione ha ben poco a che vedere con la sensibilità verde sventolata a destra e a manca. Non voglio certo occultare questi lati negativi o venerare questo evento, ma non potete comunque ignorare che da Italiani, siete parte di esso, e che con l’acquisto del biglietto, partecipate ad un’impresa straordinaria. Insomma: preso nella sua integrità, l’Expo è pur sempre un’occasione per mostrare il nostro valore, una spinta di riscatto, e sono onorata che sia proprio il mio paese ad ospitare una manifestazione così creativa, di portata mondiale.
  5. Perché hanno fatto le cose per bene. Alcune, almeno. Dovete ammettere che qui tutto sembra essere organizzato nei minimi particolari, con passione e creatività: dalla multimedialità dei padiglioni alle innumerevoli stazioni dell’acqua potabile, dalla chiarezza delle indicazioni ai bagni sempre puliti, dai centinaia e centinaia di collaboratori preparati ai secchi praticamente ovunque. Unica nota negativa: i collegamenti; per raggiungerlo, infatti, servono 20 minuti. Ci piace, dai, considerando che molti eventi tanto osannati alla fine si rivelano banali e insufficienti. Piccola parentesi sul lavoro, che “dicono” (fonti ufficiali le ho cercate all’infinito, ma non ce ne sono) sia sottopagato o non pagato proprio, come nel caso dei 520 volontari, ogni giorno a disposizione dei visitatori. Alt: sono la prima a contestare le collaborazioni gratis, ma in questo caso i volunteers, una volta finito il turno e tolta la divisa, hanno la possibilità di visitare i padiglioni, mangiare con un buono in convenzione, e alla fine dell’esperienza ricevono anche in regalo un tablet (oltre a tenersi il materiale fornito all’inizio, come due polo, due felpe, un k-way per la pioggia, un cappellino, una borraccia e uno zainetto). Bhé, non è proprio male, soprattutto per chi ha ventanni, vuole fare curriculum, esperienza, ed interagire con oltre 20.000 persone. Inoltre, non stanno a spalare le miniere, no? Io l’avrei fatto.
  6. Perché ti fa ripassare un po’ di geografia. Per dirne una, dove diavolo si trova il Sultanato del Brunei?
  7. Per non perdervi lo show canadese dello spericolato e suggestivo Cirque du Soleil “Alla Vita!”, ideato in esclusiva per Expo 2015, nel teatro all’aperto. Ultimo spettacolo: 30 agosto!
  8. Perché l’Albero della Vita, simbolo del Padiglione Italia, con le sue bolle di sapone e i suoi giochi d’acqua a ritmo di musica è davvero incredibile e vorrei che lo vedeste con i vostri occhi.
  9. Per cogliere i cambiamenti in corso. Politici, giornalisti, chef e tecnologie: tutti raccontano i differenti Paesi tra vecchi stereotipi e nuove chimere.
  10. Perché finalmente scrivo un post che non sia un’escursione. Yeah!

COSA VEDERE?

Piccola premessa: Una cosa non ho potuto fare a meno di organizzarla, e vi consiglio di fare altrettanto. E cioè, segnarmi una sorta di lista must eat dei Padiglioni, per ottimizzare il tempo verso le cose che vale “davvero” la pena vedere, e appunto, mangiare. Non esattamente in questo ordine.

E ho fatto bene, sennò mi sarei fatta sfuggire The Dutch Weed Burger, il burger verde alle alghe, dell’Olanda (buonissimo, anche se 9 euro e 50 le ho trovate esagerate).

Burger verde alle alghe // The Dutch Weed Burger (Padiglione Olanda)

Burger verde alle alghe // The Dutch Weed Burger. Ottimo. E se volete bere qualcosa di sano, fatevi fare una fresca centrifuga di carota,  zenzero e limone (la Dutch Royal Juice) da uno dei simpatici camper open air. (Padiglione Olanda)

 

Il Padiglione Israele: Rappresenta il classico Padiglione che, per ignoranza, vorresti quasi sottovalutare. E invece l’Israele è un Paese che ti sorprende e ha saputo rendere fertili molti dei suoi terreni in prevalenza aridi, diventando addirittura leader nel campo della scienza e dell’innovazione. Chapeau. Come ci è riuscito, ce lo spiega Moran Atias in una bellissima esperienza visiva, per nulla noiosa. L’Israele è anche uno degli 11 i luoghi all’interno dell’Esposizione presso i quali poter mangiare senza glutine. Inoltre, farsi scappare il gelato bio  israeliano è un peccato capitale.

Il Padiglione del Giappone: Se come me, siete ossessionate dal Giappone, non vedrete l’ora di vederlo, e sarete di parte. È il mio preferito, un percorso emozionale, che inizia con la proiezione su uno specchio di diversi paesaggi rurali nelle quattro stagioni e termina con un ristorante virtuale al termine del percorso. Al di là delle canzoni da Zecchino D’oro, evitabili, è pura magia e vale 60 minuti di fila.

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Japanese obsession // Spring blossom inspiration on the wall (Padiglione Giappone, Expo)

Traditional japanes umbrella, made from bamboo and washi ♥

Traditional japanes umbrella, made from bamboo and washi ♥ (Padiglione Giappone, Expo)

Immancabile, poi, un pranzo con il sushi e il mio adorato gelato al the matcha.

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Il sushi, piatto tipico della cucina giapponese a base di riso, pesce, alghe. Potrei mangiarlo anche ogni giorno, ma purtroppo in Abruzzo non è così comune come a Milano. (Padiglione Giappone, Expo)

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Matcha Green Tea Icecream. L’avrò ripetuto fino alla noia: Il matcha è il tè verde giapponese, ricco di vitamine, minerali, polifenoli ed è il tè con la maggior percentuale di antiossidanti. Ho una vera dipendenza! (Padiglione Giappone, Expo)

Il Padiglione dell’Austria: È quello più “fresco” e suggestivo dell’Esposizione, in quanto riproduce fedelmente il microclima e la natura di un bosco austriaco. Quello che i visitatori non sanno, è che il clima piacevole percepito all’interno – 5 gradi in meno rispetto all’esterno – è causato dal naturale effetto rinfrescante delle piante, e non da enormi climatizzatori. Componente essenziale della salubrità del cibo e della salute umana, è infatti l’aria (da qui la scritta “Breathe”, Respira). L’idea del padiglione austriaco è quella di proporre un modello per migliorare la qualità della vita nelle città del futuro, con una politica di rimboschimento urbano. Fefa approved!

Il Padiglione del Marocco: Solitamente sono una tipa da capitale europea, e invece, ultimamente le mie predilette sono le suggestioni mediorientali. Il Marocco è intenso ed è letteralmente poesia: sa di aranci e mandorle, di rose del deserto e di spezie. Così ricco di tradizione che sembra uscire dalle pagine di un romanzo.

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Il Marocco è soprattutto un viaggio educativo. Lo sapevate che dalle mandorle dell’albero di argan deriva proprio l’olio di Argan, il nostro cosmetico di bellezza? (Argan Oil Plant, Moroccan Pavilion, Expo)

Ogni sala ci conduce in una delle tre zone principali del Marocco: il Nord Mediterraneo, il Centro e il Grande Sud, ognuno con le sue particolarità e il suo clima, da fresco a caldo da togliere il fiato. Di grande atmosfera l’installazione dei fiori colorati appesi al soffitto, che si riflettono nel pavimento a specchio. Bravi!

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I bellissimi fiori colorati appesi al soffitto del Padiglione Marocco, Expo

Il Padiglione dell’Indonesia: Uno dei miei (tanti) miei sogni è andare a Bali, l’isola degli Dei: pertanto, l’atmosfera floreale di questo piccolo, ma molto caratteristico Padiglione dalle sembianze di un tipico mercato indonesiano, per me è stata un colpo di fulmine. Provate gli Oculus Rift, gli occhiali per la realtà virtuale. (Ce li hanno anche Egitto, Indonesia, Lombardia, MSC Crociere, Alitalia Etihad.)

Prima di prendere questa bevanda ero molto scettica, ma il caldo non mi ha lasciato altra scelta. E ho fatto bene! "Es Buah", il cocktail indonesiano alla frutta, è buonissimo! (Indonesian iced fruit cocktail, Padiglione Indonesia, Expo)

Prima di prendere questa bevanda ero molto scettica, ma il caldo non mi ha lasciato altra scelta. E ho fatto bene! “Es Buah”, il cocktail indonesiano alla frutta, di solito con papaya e ananas, è buonissimo! (Indonesian iced fruit cocktail, Padiglione Indonesia, Expo)

Tutti i colori del Padiglione Indonesia

Tutti i colori brillanti del Padiglione Indonesia. Dove si firma per avere una casa così?

Il Padiglione del Nepal. Incastonato come una gemma tra l’India e la Cina, il Nepal mette in scena un insediamento delle valli di Kathmandu, con porticati e templi, accompagnati da una musica zen che evoca pisolini sull’amaca o sessioni di yoga. Che relax! Mi è venuta voglia di prendere un biglietto.

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L’atmosfera generale del padiglione del Nepal è stata progettata per ricordare la forma del mandala, il diagramma circolare composto dall’unione di figure geometriche che richiama il “cerchio della vita”.Il Padiglione dell’Angola.

A causa del violento terremoto del 25 aprile scorso, questo Padiglione era rimasto incompleto, ma tante sono state le donazioni dei visitatori. E tuttora continuano! W la civiltà.

Padiglione Regno Unito: Ci saremmo aspettati di trovare di tutto, come l’ora del the o la Regina Elisabetta, ma non un “alveare”. Questa è stata la sfida vincente del Padiglione UK: la visita si ispira al movimento delle api, fondamentali per il nostro ecosistema, che da un frutteto, volano per un prato fiorito fino a ritornare al loro romantico alveare di Nottingham, illuminato al tramonto. I visitatori possono sentirne suoni e profumi. Natura e tecnologia insieme possono nutrire il pianeta? Preserviamole.

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L’alveare di Nottingham, costruito in alluminio e costellato da mille luci a led, del Padiglione UK.

Padiglione Angola: L’Angola ha un carattere speciale e mi è piaciuta per tre cose. L’accoglienza tribale delle ballerine all’entrata, il ruolo centrale svolto dalla donna come promotrice dello sviluppo e custode della tradizione, e il succo di Baobab. Anche il ristorante non era male, ricco di frutta tropicale! 

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• african vibes • // Baobab juice, dal Padiglione Angola. Scoperto per caso, ricchissimo di vitamina C e antiossidante.

Altre dritte da archiviare:

  • Evitate il Padiglione Romania, non c’è assolutamente nulla da vedere.
  • Nonostante le numerose recensioni, cenare in Argentina ci ha deluso.
  • Il Future Food District è un supermercato normale, alla fine. Da saltare.
  • Il Padiglione Corea per me è NI. Tutto fumo e niente arrosto.
  • Per un dolce break, andate in Alto Adige. Brezl, cornetti giganti, e ottimo succo di mela della Leni’s, senza zucchero né coloranti.
  • Nel Padiglione del Vietnam l’unica cosa bella sono i fiori di loro all’esterno, per il resto sembra un negozio.
  • Il Padiglione Cina, avvolto da una distesa di fiori gialli, e con i suoi pannelli di bamboo, è uno dei più scenografici.
  • Eat Italy merita, ovviamente, ma le porzioni sono piccole e poco economiche.
  • Mi aspettavo qualcosa in più dal Cluster della Cioccolata, come dal Padiglione Italia. Mmm, peccato.
L'Albero della Vita by night

L’Albero della Vita by night

Insomma: davvero volete resistergli? Naaa.

Fefa

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A rainy day calls for shopping // Quello che mi piace

Ieri sera riflettevo su questa cosa che, da diversi anni (forse da quando ho iniziato a guadagnare qualche euro o forse dopo che ho fatto la commessa), tutti mi chiedono consigli sullo stile.

La storia ha davvero dell’ironico, non lo dite a me, considerando il fatto che il mio percorso in tema moda, per capirci, affonda le sue origini in negozi come Terranova, e che odio profondamente tutti i fashion snob di questa terra.

Le fedelissime oramai mi conoscono: qui si parla un po’ di quello che mi pare, e oggi parliamo di shopping, e di quali sono i miei must have di questa caldissima estate oramai agli sgoccioli. Per una volta è colpa del tempo. In questi giorni, agosto sembra essersi preso una pausa rinfrescante. Quale migliore occasione per uscire per negozi, approfittando degli ultimi saldi?

Ma prima di indossare qualcosa nel camerino della boutique, specchiarvi ed essere infelici, voglio darvi qualche dritta.

Personalmente, ho iniziato ad avere un attimino più di gusto quando ho capito chi ero, e quando mi sono appassionata alla comunicazione.

Voi direte, e ora che c’entra? Ebbene, quale modo più diretto per esprimere qualcosa se non attraverso lo stile?

Sì, per me la moda è un po’ arte, e consiste nel suscitare un’emozione tramite la giusta armonia dei colori e dei tessuti.

E voi lo sapete chi siete? Il vostro colore preferito? Le qualità da esaltare? Quali sono le vostre passioni? La modella o l’icona a cui vorreste ispirarvi?

Valorizzarsi, secondo me, non è difficile. Basta seguire qualche semplice regola.

  1. prendetevi cura di voi: e con questo lo sapete che intendo: mangiare bene, bere tanta acqua anche se preferireste una coca-cola, farsi delle maschere, fare sport anche solo 15 min. ogni giorno, incremarsi, smaltarsi, fare un salto dal parrucchiere, etc. Non siate pigre, sciatte, spente. Bisogna avere disciplina, non essere fissate. Se sei un catorcio difficilmente ti cambierà la vita anche un abito di tulle di Valentino.
  2. accettarsi e volersi bene: se trasmettete insicurezza, più che stile il vostro sarà disagio. Accettarsi per quello che si è, nonostante quello che si è, è tra le cose più difficili al mondo, lo so, ma fare pace con se stesse vuol dire crescere. Anche io vorrei essere stunning come una modella: posso migliorarmi, impegnarmi, ma non sarò mai uno stambecco alla Kendall Jenner. Che si fa allora? Più sensato mettersi davanti allo specchio e evidenziare i propri lati positivi e unici, con ironia e rispetto per se stesse.
  3. osservare con curiosità: dallo street style delle città alle riviste (io, se posso, ne compro 4 a settimana), sfilate, Tumblr, fashion blogger internazionali, Pinterest. Ispiratevi, ma con creatività e gusto. Se siete capitati in una vasca di una grande città, infatti, lo avrete notato: sono tutte vestite uguali, identiche. Così fan tutte? Giammai. Comprendo che i negozi siano sempre gli stessi, ma potete scegliere un capo di un altro colore, fare shopping online, o soprattutto, creare un vostro stile rubato qua e là. No excuses!
  4. mix and match: ce lo insegna Kate Moss, che ha fatto la sua fortuna alternando un jeans del mercato di Camden Town ad un gilet da passerella. Il segreto sta nell’avere pochi capi irrinunciabili e di qualità (come un chiodo rock, un trench da boutique, una ballerina super chic) e abbinarli ad altri decisamente più economici, da bazar. Per un cocktail di successo.
  5. abbinare a se stesse qualcosa con cui si è a proprio agio e rispecchia la personalità, il proprio stile. Mai mettersi qualcosa consigliato da altri e che non ci convince, che non avremo messo mai, e con cui ci sentiamo scomodi. Meglio la nostra t-shirt preferita ad un abitino che piace tanto alla mamma, che magari ha 60 anni e lo avrebbe comprato per lei. Credete in voi stessi e non rovinatevi l’umore.
  6. essere obiettivi: questa cosa mi valorizza o mi fa una papera? Bisogna essere molto critici e lucidi quando si fa shopping, donne!
  7. scegliere la semplicità. Lo stile minimale, naturale, casual ma curato, vince sempre. Anche sulle firme. Pochi capi, pochi accessori, ma d’effetto.
  8. ma soprattutto, osare. Ecco, quest’ultimo comandamento deve essere monitorato e usato con cautela. Ovvero, fatevene una ragione ma il confine che passa da un fashion trend al flop degli horrori, tra cool e ridiculous è labile. Ci sono capi di buon gusto, passepartout, evergreen, con cui farete un figurone sempre (come il nostro amico tubino) e capi discutibili, causati da qualche colpo di fulmine, con cui potreste rimanere zitelle a vita. Abbellitevi, non rovinatevi.

Che ne pensate? Sarà anche per questo che quando entro in un negozio, di solito dopo 10 minuti esco con le buste piene, non ho chiesto consiglio a nessuno e non ho avuto indecisioni, per la grande invidia di tutte. Ma come fai? Innanzitutto, applico gli 8 comandamenti sopracitati. E poi, serve un piano preciso, una lista puntuale e dettagliata studiata a casa delle cose che vorremmo e che ci servono davvero.

Non è facilissimo, ma si può imparare; e poi, c’è da dire che ognuno ha i propri gusti personali, da rispettare. Io, ad esempio, non metterei mai le Hogan o i sandali da gladiatore -sì, ora potete anche defalcarmi da ogni social – né mi farei mai le unghie con le paillettes, ma de gustibus.

Al contrario, secondo me quest’anno soffia un vento nuovo sulla moda, quello caldo dei paesi esotici. Leggere, colorate, naturali e gioiose. Così ci vuole il tormentone estivo del 2015, distese nella giungla del Nicaragua, o a rovistare tra spezie colorate in un mercato dell’India. Tra un weekendo di surf, sabbia e sole.

A me è piaciuto tanto il Bohemian Street Style. Forse non è per tutte, ma fate spazio nel guardaroba per almeno una borsa con le frange, o un romantico bikini all’uncinetto e sarete subito glam. Non bisogna esagerare, eh, basta un capo (Less is more). Che questa vita che ci vuole tutti perfetti ci spinga ad avere più voglia di libertà, ad essere selvagge, fuori dalle regole, con i capelli spettinati e a piedi scalzi? Come pronte ad un’avventura nella giungla, nell’armadio, almeno.

http://vogue-in-parisxo.tumblr.com/

Magie d’oriente anche in città.

Ma dove vai se l’Accessorio non ce l’hai? Si dice che le suocere siano antipatiche. Generalmente, nella vita sono una sfigata, ma in questo caso sono capitata alla grande: la mia cucina come uno chef e in più, realizza a mano irresistibili accessori di ogni stile, dall’esotico al più romantico, in pizzo, chiacchierino, macramè, uncinetto, merletto e tombolo. Che, per chi non conoscesse quest’ultimo, è un tipo di pizzo fatto a mano, molto delicato ed elegante, caratteristico della città di Offida, nelle Marche. Personalmente, adoro questa ispirazioni etniche, anche per arredare casa. Un cuscino total white può essere impreziosito da un fiore a tombolo, disegni geometrici o motivi astratti, e così, la camera acquista subito energia e diventa meno noiosa. Mancano solo dei fiori colorati!

http://nectaurine.tumblr.com/

Come sarebbe bella una casa così?

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Sono Flower Addicted, e questa Rosa in tombolo, realizzata a mano, è la mia preferita. Sto impazzendo per trovare un cuscino beige da decorare!

La vorreste anche voi? Desiderio esaudito: qualche giorno fa, stavo mostrando le creazioni di Marisa ai suoi parenti, quando abbiamo pensato che sarebbe stato bellissimo avere un canale online dove far conoscere la sua passione. Et voilà: è nato PuntoIntreccio, un affare di famiglia, per recuperare e rilanciare una tradizione. Vi piacciono i miei orecchini? Queste e molte altre idee, come charms, collane e bracciali vi aspettano su Etsy!

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Il pezzo del cuore. Questi orecchini, realizzati all’uncinetto e arricchiti con perline. Primo, perché amo il lilla, e secondo perché adoro tutto ciò che è romantico. (25 euro, su https://goo.gl/fxl4hw)

Earrings

Motivo nero a cuore arricchito con un delicato filo argentato.

The Long Black Dress Se da una parte va il colore, dall’altra il nero fa sempre la sua scena. C’est Chic! Affidabile, rigoroso, un po’ rock e per questo sicuro di se: corto o lungo il nero è un caro amico di cui non ci si stanca mai. Non è una novità. Super classico, sexy, elegante (per dire) anche con le Birdenstock, che s’impone anche se non si sforza di apparire. E poi, snellisce, lo sapete. Ma serve tanto stile per indossarlo, come con il maxi dress di Miranda Kerr. Infilatevelo voi un informe abito nero e provate ad essere cool: lei ci riesce a meraviglia, pur con una semplice pianella borchiata ai piedi. Prendiamo appunti.

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Miranda Kerr mi piace da sempre per il suo stile (apparentemente) semplice ma allo stesso tempo femminile e naturale.

Un altro must have dell’estate per me è il top corto vedo-non-vedo in pizzo o all’uncinetto, quasi un capo intimo, preferibilmente abbinato a shorts e gonne a vita altissima. Vintage, tribale, passionale, raffinato. Qualcuna di voi starà giustamente pensando: “Fede, sta arrivando Settembre!” Non avete visto il meteo? Ennò. Tra qualche tornano, per la mia gioia, i 30 gradi. Via libera, allora, alla seducente naturalezza!

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Se dopo questo post non avete avuto voglia di scappare in Thailandia, bere da una noce di cocco distesi tra i fiori tropicali, qualcosa è andato storto. A parte gli scherzi, spero di aver rallegrato questa giornata di pioggia con le tinte vivaci della moda. E ricordate: l’abito giusto è come l’amore, è quello giusto solo se ti fa essere te stessa.

 

Buon Weekend, Fefa

 

 

 

Blog, Travel

Se non ci pensi, succede — Valleremita/Monte Puro (Marche)

Ci sono alcune realtà, piuttosto strane.

Una di queste, per tante ragioni, non è stata facile da accettare per un’ansiosa e pianificatrice per natura come me. 

E cioè, per esempio, che se non ci pensi, succede.

Cosa? All’incirca, tutto.

Se non ci pensi, succede che il caffè esce velocemente dalla moka.

Se non ci pensi, ti abbronzi.

Se non ci pensi, quello che hai scritto piacerà e arriveranno i complimenti, ancora più emozionanti perché inaspettati.

Se non ci pensi, il mal di gola se ne va.

Se non ci pensi, prima o poi eccola, la buona notizia.

Se non ci pensi, tutte le paranoie che hai, poi mica si avverano e andrà tutto bene.

Se non ci pensi, la vita ti stupisce.

Your present sadness must not dictate your future joy, hold on, tomorrow brings something new.

— T.B. LaBerge // Go Now

Lo so cosa state pensando, “Ehhh, fatalista!”. Ero come voi tempo fa, che credete. Eppure, sono arrivata alla conclusione che per quanto puoi impegnarti in qualcosa e crederci, quando non ti aspetti e non pretendi niente, è proprio allora che succedono cose belle.

Se, invece, sei lì a controllare di continuo, in modo inquieto, con aspettative ambiziose, di solito attiri solo calma piatta e l’esistenza ti rema irrimediabilmente contro.

Non so se c’entri il destino, la legge di Murphy, se la vita stessa ci voglia meno programmati o prevedibili, o se la ricompensa arrivi, come per un senso di giustizia divina, quando è spontaneamente e non strategicamente, meritata. In ogni caso, essere più semplici ripaga, ma noi siamo creature complicate, ci facciamo torturare dalla nostra immaginazione.

Non so, a me capita sempre più così e lentamente sto imparando a rilassarmi, lasciarmi andare, avere un diario senza progetti e Que sera, sera (Whatever Will Be, Will Be).

Ci tengo a precisare che con questa teoria, non voglio mica dire che uno debba starsene su un’amaca a dondolare, aspettando pigramente che il fato faccia tutto per lui: amore, soldi, fortuna, successo. No, davvero! Ma che bisogna dare il meglio di sé in ogni campo, con il cuore, senza però la brutta abitudine di immaginarsi lodi o sfighe, tra tante notti insonni, e godersi lo spettacolo. Una sorta di cultura che protegga dalle sfighe.

http://www.glamourinthecounty.com/7-tips-to-become-more-spontaneous/

Ecco la verità: che forse l’aspetto delle cose vari secondo le nostre emozioni, che spesso sono negative e ci tirano addosso solo la fortuna avversa? Giocare con il destino, con gli eventi, con le sorti, con le circostanze, “fregarsene”, secondo me, può invece cambiare la nostra giornata. Lasciare che la vita accada, come direbbe Sylvia Plath.

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