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Life Inspiration

But your blades don’t hurt when you have no fear — Lo stalking.

“Per quante volte un uomo può andare a fondo e rimanere vivo?”

si chiede Ray Bradbury, in Fahrenheit 451. Infinite, gli risponderei, più di quanto egli s’immagina.

Quando mi siedo a questo pc con l’idea di parlarvi di me, inizio subito ad avere imbarazzo. Pertanto scusatemi se molti concetti, nei miei post precedenti, li ho espressi male, non come avrei dovuto, non come avrei voluto. Migliorerò, ve lo prometto.

Sarà che le parole fanno paura perchè hanno una forza incredibile. Se usate bene, hanno il potere di cambiare il modo in cui vedi il mondo e far pensare diversamente. Del resto, è per questo che mi piace scrivere.

Ho aperto questo blog per comunicare qualcosa che fosse utile, ora. Se un’esperienza la tieni per te, a cosa è servita? Quando rinchiudo un pensiero qui, invece, mi sembra di custodirlo e ispirare chi mi legge.

Ho deciso di provare a raccontarvi una storia, la mia storia, non per essere speciale o per sembrare una vittima, ma per dare coraggio a quanti si svegliano la mattina non credendo di potercela fare. Se esporsi è il prezzo da pagare per impedire che delle situazioni negative logorino altre vite, io lo faccio senza alcuna esitazione. E con molto piacere.

Nessuno di noi è graziato da periodi neri nella nostra vita, chi più chi meno.

Certo è, che è facile pensare positivo, sorridere, essere pieni di energia, quando la cosa più brutta mai capitata è stata quella volta che il parrucchiere non ha azzeccato la tinta. Un po’ meno facile se ogni giornata sembra una guerra alla sopravvivenza, e l’ansia guasta tutto ciò che resta della felicità.

Cari fortunati non temete, io non vi odio, ma vi invidio di brutto.

Vi invidio quando uscite e andate al supermercato, in banca, al mare, a fare una bella passeggiata da soli e nessuno vi segue mentre io mi fingo invisibile; vi invidio quando aprite la cassetta della posta e ci trovate i volantini di Acqua e Sapone, mentre io lettere d’amore di un settantenne; vi invidio quando finite le vostre 10 ore di lavoro e, raggiungendo l’auto, non trovate nessuno appostato ad aspettarvi o il parcheggio del vostro ufficio non è tappezzato di centinaia di poesie a San Valentino; vi invidio quando accedete a Facebook e Linkedin e non dovete cambiare nome o rivolgervi alla Polizia Postale; vi invidio quando non dovete giustificarvi con i vostri amici o colleghi se qualcuno vi sta pedinando, e alla fine rinunciate proprio ad uscire; vi invidio quando, ogni volta che suona il telefono di casa, non vi viene il principio di un infarto se non risponde nessuno; vi invidio quando uscite dalla porta e non dalla finestra o quando potete tranquillamente stare davanti casa (a me è concesso solo il retro); vi invidio quando nessuno cerca di far fermare il bus sul quale siete saliti, attirandovi addosso non poca attenzione dei passeggeri; vi invidio quando trascorrete le mattinate con gli amici a fare colazione, mentre io sono a chiedere consiglio ad avvocati, in caserme di polizia, in centri anti-violenza, spesso invano. Tant’è che ora ho smesso.

Eh sì, io invidio la vostra libertà, la vostra normalità, la vostra serenità, la vostra possibilità di “vita”, nient’altro che la vita. E a questo punto, immagino che voi non stiate affatto invidiando la mia.

Eppure, c’è chi ha dei problemi più gravi dei miei.

C’è chi ha paura. E si “vergogna”, minimizza, fa finta di niente, se ne lava le mani, facendosi beffa della tua agonia e della tua lotta. C’è chi non sa quello che stai vivendo, non ti conosce e comunque ti giudica, additandoti come colpevole. C’è chi non ti vuole aiutare perchè è egoista, superficiale, ipocrita. Ed è complice. C’è chi va ogni domenica in Chiesa e poi sguscia ogni giorno nelle bugie e nell’omertà. Ecco i veri problemi.

Sapere di avere un deficiente che ti perseguita è un conto, sapere di essere sola è un altro. Cari vigliacchi, lo so che non vi spavento, ma mi basta essere quella che, quando la incrociate, vi ricorda che siete davvero poca cosa.

Per questo bisogna parlarne, e parlarne spesso, perchè tutti dovremmo combattere per la dignità di qualcuno, ogni volta che viene violata e svenduta.

Quando mi sono trovata a scrivere questo post molto personale, all’inizio mi veniva spontaneo sfogare la mia rabbia, ma poi mi sono chiesta cosa avrei trasmesso, cosa avrei lasciato.

Oggi è il 26 febbraio 2015 e non ho risolto concretamente nulla a proposito della mia vicenda: oltre alla sfortuna di abitare proprio davanti alla casa di un maniaco che ha iniziato a rovinarmi la vita a 17 anni, ho avuto anche quella di subire una causa penale poco prima che fosse approvata la legge sullo stalking (o reato di atti persecutori). Quando si dice il tempismo. Superato l’anno di non avvicinamento imposto dalla Corte di Appello, il tizio ha ricominciato come prima, più di prima. Alcuni mesi fa, con un fardello di verbale di anni di pedinamenti e molestie, ho chiesto (o supplicato?) al Questore un decreto di ammonimento (per alcuni motivi personali, purtroppo, non ho potuto fare un ulteriore processo; fare causa a qualcuno, tralaltro, costa), ma udite udite, non mi è stato accettato.

E poi dicono che le donne muoiono perchè non denunciano. 

Pertanto non desidero certo che voi incappiate nei miei stessi errori e voglio consigliare a chi si trova nella mia situazione, alcuni imperativi pratici per affrontare queste piaghe che si nutrono soprattutto della codardia della società.

  1. Non arrendetevi né vergognatevi.
  2. Informatevi, raccogliete quante più prove possibili e denunciate.
  3. La vita ricomincia quando smettete di avere paura.
  4. Non limitate la vostra vita.
  5. No ai sensi di colpa.
  6. Non pensate che tutto si risolverà. Le cose peggiorano e basta. Agite, subito.
  7. Non è detto che la giustizia o chi vi è vicino vi salverà, per cui difendetevi da sole. Le principesse moderne tirano ombrellate o borsettate. 

Inoltre, non sentitevi sole/i: ogni città ha un Centro Anti-Violenza con persone competenti che possono ascoltarvi e consigliarvi, oltre a fornirvi il conforto di uno psicologo, qualora ne abbiate bisogno. Tutto questo, gratis.

Se volete approfondire l’argomento, vi invito qui.

Molti, conosciuta la mia storia, stentano a credere che sia successo a me (e stia ancora succedendo a me), perché mi definiscono una delle persone più positive mai incontrate. “Come hai fatto a resistere tutto questo tempo? Come fai a vivere così! Come fai a parlarne con tanta naturalezza?” mi chiedono, abbastanza sbalordite. Personalmente, devo tutto all’aver trasformato la mia rabbia in energia: ho lavorato su me stessa, trovando il modo di accettare, e soprattutto ignorare, le cose che non potevo cambiare o risolvere. Da qualche parte, ho letto: “Il Destino è una specie di persona, e smette di tormentarci se ci mostriamo indifferenti a quello che ci fa“.

Il mio, non ha smesso di tormentarmi, ma almeno vado avanti.

Anche se può sembrare scontato, anche riflettere con lucidità su chi stava peggio di me mi ha dato molta forza, ridimensionando le mie paure. Mi sono sempre ripetuta che, nonostante tutto, ero estremamente fortunata perchè nata in Occidente, con condizioni igieniche adeguate, un’istruzione obbligatoria, in una società con discreta libertà d’espressione. Poteva andare peggio, chissà, potevo nascere Indiana e violentata a 6 anni dal padre o una prostituta bambina in Brasile.

Io invece dico “grazie” al maniaco per avermi perseguitata, sennò a quest’ora forse sarei viziatella e superficiale, e non la persona che volevo essere. La vita, con il suo dolore, in fondo ci insegna a vivere e ci plasma. Questa vicenda mi ha spinto a farmi valere e a pensare con la mia testa, lontano dal gregge e dal conformismo. Vi sorprenderà, ma spesso mi sono sentita dire: “Ti metti la gonna?”, come se dovessi essere in qualche modo colpevole della mia femminilità. Se vi fosse sfuggito, in Italia viene uccisa una donna ogni tre giorni, e una su tre è vittima della violenza di un uomo. La giustizia, quella che dovrebbe proteggervi, mi spiace doverlo dire, ma spesso protegge il carnefice. Anche se ci vestissimo con un sacco della spazzatura addosso, troverebbero comunque il pretesto per dire che è stata colpa nostra.

Abbiate rispetto per voi stesse, siete creature uniche e meritevoli, e non responsabili del fatto che ci vedano come oggetti sessuali.

Piangete, tormentatevi, ma non arrendetevi, affinchè il domani sia migliore di oggi. Un giorno saremo oltre tutto questo dolore, anche se ora non ne intravediamo ancora la luce.

Mi auguro che questa storia vi sia di concreta ispirazione e che vi aiuti a lavorare su voi e sugli altri. Io stessa ho modificato dei comportamenti autodistruttivi, nel momento preciso in cui ho deciso di farlo. Non è mai troppo tardi per un copione a lieto fine.

Uscite dalla vostra campana di vetro, l’aria è viziata mentre fuori è quasi primavera.

Never give up, it’s such a wonderful life.

 

Fefa

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