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BeautyStyle, My Guide To Happiness

Love yourself, first ❤ [Il rapporto con il mio corpo]

Non so perché ma Febbraio è un mese che mi è sempre piaciuto.

Sa di castagnole di Carnevale, delle prime giornate primaverili, e nell’aria c’è profumo di speranza e serenità.

Ma soprattutto, u-la-là, c’è San Valentino!
A prima vista potrebbe sembrare un post dedicato esclusivamente agli innamorati. Ebbene sì, lo è. Ma non sono così sdolcinata: io mi riferisco ad un altro tipo di amore, quello forse più importante e mai scontato, che è l’amore per se stesse.

Come vi avevo accennato, in questo blog parlerò (anche) della bellezza.

E va bene, parliamone. Ma prima, una premessa.

Mi hanno spinto ad aprire un mio spazio on line curiosi di sapere come la penso su questo argomento, avidi di consigli miracolosi su come essere belle e giovani, e se ho resistito tutto questo tempo è perché ne sono un po’ intimorita. Primo: non volevo che questo fosse l’ennesimo blog di beauty, sullo stile di quelle che scrivono per scroccare campioncini e vivono in posa, per intenderci (ehy, qui siamo intellettuali); secondo perché credo che sia una tematica delicata e ampia da affrontare, in particolare oggi, nel 2015.

Care amiche, non siamo ipocrite: quante di voi possono dire di guardarsi allo specchio e dire di avere un buon rapporto con il proprio corpo?

Poche, secondo me.

Sono appena tornata da una camminata di due ore, e ora sto bevendo uno smoothie basilico, arancia, semi di chia e maca.

Mi sento bene, piena di energie. Ma perché faccio tutto questo?

Sono una fissata? Sono una malata? Ho il terrore, a 32 anni della ciccia che avanza inesorabile e di invecchiare?

Nooo, vi direi con il mio migliore sorriso zen: io lo faccio perché amo stare in salute e splendere.

La verità, in realtà, come per tutte le cose, sta nel mezzo.

In realtà lo faccio per sentirmi meno in colpa di tutti i dolci che mangio e perché il mio metabolismo, alla soglia dei 32 anni, e non essendo Olivia Palermo, è inevitabilmente cambiato.

Abituata al corpo quasi anoressico dei miei 20 anni, invidiato un po’ da tutti, qualche tempo fa non è stato certo facile accettare di ritrovarmi con 5 kg in più sulle cosce (grazie pillola) e accettare l’idea che fosse ora di mangiare meglio e muovermi di più.

Sono sincera: è stato un periodo no, non mi piacevo, ho buttato via decine di shorts, cancellato foto, ma non mi arrendevo e non mi sono buttata sul divano con le ciambelle alla Bridget Jones.

Sono fortunata perché di base sono una persona molto equilibrata e determinata, così da non aver seguito nessuna dieta ferrea o ingoiato intrugli dimagranti, ma ho semplicemente iniziato a volermi bene tra sedute di yoga, creme anti-cellulite, e scelte migliori a tavola, leggendo libri su libri.

Dopo due anni di disciplina, sono ritornata abbastanza in forma ma tuttavia, non posso dire di essere al 100% in pace con me stessa, forse mai lo sarò, e spesso mi domando come diavolo affronterò la gravidanza e la vecchiaia. Cederò o non cederò al mio corpo che cambia? Conoscendomi, nonostante le diverse priorità, no. Forse con la voglia di migliorarsi, ci si nasce. Eppure non credo che ne farò una malattia, ho le smagliature e la cellulite anche adesso, e non per questo rinuncio comunque a tacos e kg di gelato.

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Io mi rispetto. Per altre, purtroppo, non è così.

Il web pullula di ragazzine (e non) con gravi problemi con se stesse, ogni giorno in lotta con lo specchio e con il proprio peso. Non ci credete? Provate su Instagram ad inserire l’hashtag “ana” e vi troverete davanti immagini raccapriccianti. Mi riferisco in particolar modo al mondo femminile, quello più colpito, eppure anche gli uomini non sono da meno.

Il cromosoma dell’autostima è una vera rarità.

Oggi, l’approvazione di se non è un lavoro semplice e spesso e purtroppo, per le persone più sensibili, avviene tramite l’approvazione degli altri o la bilancia. Apprezzarsi, piacersi, accettarsi, nonostante le critiche, i confronti e i giudizi intorno, è qualcosa di molto, molto difficile.

Una delle cose di cui mi reputo più fortunata, se ci penso bene, è l’aver avuto un’adolescenza priva dai selfie.

Il genere umano non ha mai ammiccato tanto davanti ad un telefono per avere un consenso. Lo trovo un meccanismo molto triste e pericoloso, soprattutto se ci si trova nell’adolescenza, periodo delicatissimo. Alt: io amo appassionatamente l’internette (bhè, sennò non sarei qui) ma cerco di viverlo responsabilmente, e soprattutto con molta ironia e un tocco di eleganza, sfruttandone tutte le sue straordinarie potenzialità. Sono una social addicted ma non una social victim! Il web è pura rivoluzione: con #BringBackOurGirls, per dirne una, è notizia in tempo reale, è campagna contro la violenza o lotta contro i tumori, è condivisione di un pensiero che può arrivare a tutto il mondo, ma è ahinoi anche un mondo oggettivamente narcisista, ossessionato dall’aspetto fisico.

Nella nostra cultura, soprattutto in Italia, sembra che la bellezza apra tutte le porte, e che il resto -come studiare, una a caso- abbia perso valore. Sei bella, sei magra? Allora sei a posto. Sei piatta, hai le coscione, il naso imperfetto? Allora prenota il chirurgo! Ma siamo matti? Non voglio sembrare Freud, ma la nostra anima, la nostra interiorità, che fine ha fatto? Siamo diventate tutte delle Barbie con pezzi da assemblare? Mi sembra una visione un po’ trash e limitata della donna, non credete?

Sui social imperversano persone cadute in quel tunnel senza uscita dello sport più bevanda energetica, di cibi vegani (che amo, eh, ma alla mia grigliata non rinuncio), di pose quotidiane davanti allo specchio, di centimetri misurati, tartarughe, squat, beveroni dimagranti, thigh gap (ah, ora fa tendenza avere lo spazio tra le cosce, sapevatelo!) belly slot (il solco sulla pancia, che a me non piace poi) e quasi rimpiango i morbidi gattini di una volta. Ingrassare, quale orrore! E poi ancora, i green smoothie, la Paleo Diet, i Vegani, i Fruttariani, i Crudisti, la dieta del limone, l’olio di palma e il glutine per carità, #nomilk, #nosugar, i capelli lavati col bicarbonato, e in ultimo, le labbra a “canotto” come Kylie Jenner.

A noi, le cose normali non ci piacciono mica.

Da una parte sono felice, perché si vede che nella testa di alcuni, perlomeno, prevale la ricerca dello stare bene e nel modo più naturale possibile, ma dall’altra non lo sono per niente perché c’è una vera e propria ossessione, difficile da ammettere, e cioè quel voler essere magri, perfetti (e superficiali) a tutti i costi, come le modelle. Tutte uguali, tutte taglia 40. Queste persone mi fanno molta pena, saranno sempre infelici. Che poi, diciamolo, ci riusciremo mai?

Eppure non è un male puramente moderno. La donna, nel corso del tempo, raramente ha conquistato un aspetto sereno con il proprio corpo: basti pensare alla Principessa Sissi, che già 150 anni fa si divideva tra estenuanti sessioni di ginnastica, cavallo e scherma, bagni ghiacciati e litri di the alla violetta (l’antesignano del nostro frullatone detox!), arrivandosi a pesare 3 volte al giorno, con 45 kg per 1,72 e 50 cm di vitino di vespa.

Sissi sarebbe una perfetta guru salutista, la Gwyneth Paltrow dei nostri giorni.

Che disastro, eh?

Però non mi sento di criticarla, piuttosto mi fa tenerezza. Come credo molte/i di voi, nel corso della mia vita, ho sviluppato diverse fasi riguardo al rapporto con il mio corpo, che non è stato sempre idilliaco, e tuttora, come ho spiegato sopra, non lo è. A 13 anni mi mettevo il cotone nel reggiseno, e mentre le mie coetanee sembravano le Spice Girls, io ero la controfigura di Robocop, una sorta di tavola da stiro con occhiali, busto e apparecchio, veramente secsi raga. Tralaltro, mi vestiva mia mamma, quindi ero proprio bella. Ecco, quella è stata la fase della mia vita in cui non stavo bene con me stessa, perché volevo essere cool e cretina come le altre, forse per essere accettata. Oggi, ragazze già nate splendide, a 17 anni ricorrono al chirurgo per rifarsi le labbra e il seno, o diventano pelle e ossa.

A 15 anni il massimo che ho fatto io, è stato acquistare un integratore (naturale) anti-cellulite, quando da scopa ho iniziato la trasformazione ormonale in due tronchi al posto delle cosce, che gli altri non hanno perso certo tempo a farmi notare con un tenero: “Ma che hai fatto alle gambe???“. Pertanto, posso capire il disagio e lo sconforto nella testa di un’adolescente che si veda differente da una Chiara Biasi (30 kg per 1,70?) e che non sa ancora difendersi dalle critiche, e da se stessa. Perché noi, siamo le nostre peggiori nemiche. Nel frattempo cercavo di conoscermi, chiedermi cosa volevo realmente, crescere, e pensare. Eh sì, checchenecrediate anche alcune donne pensano. Pensare che dovevo piacere a me, e non agli altri. Che le cose importanti della vita erano altre, che volevo essere prima di tutto “vera”, e che dovevo ispirarmi a donne in gamba, che avessero qualcosa da insegnarmi al di là della borsetta firmata. Fortunatamente per natura non sono mai stata una fissata con l’estetica, ho sempre preferito un libro per esprimere me stessa, la pizza al posto dei fanghi di Alga Guam, il coraggio di un’Oriana Fallaci alla perfezione della forme venezuelane di Belen. E quando mi sono imbattuta in amiche che vivevano di insalate scondite, aceto, lassativi, medicine di ogni tipo (quante lo fanno anche ora?) e poi svenivano, avevano la febbre, non avevano più il ciclo o la forza per portarsi la valigia, mi sono resa conto che quelle ad avere qualche problema erano loro. Ok tenersi in forma donne, ma senza nuocere alla salute. E che noia, poi, parlare solo e sempre di quello!

Forse è da qui che ho iniziato a provare una sorta di “allergia” per le cose artefatte e i comportamenti negativi, tossici e ho sempre cercato più che di essere bella, di farmi del bene e di avere personalità. Focalizzarmi su altro, decisamente.

Avere un rapporto “sano” con il mio corpo e con la mia mente, sentirmi in forma, sentirmi piena di energia, piacermi per quanto possibile, valorizzarmi, e se non ti piaccio pazienza, cara mia, è stato il mio mantra, la mia bussola.

Con questo non voglio dire che anche io non segua la moda, non beva litri di acqua per depurarmi o non abbia le paturnie ogni volta che mi provo un jeans, eh. Anzi. Ma non mi rovino la salute, per questo. Non fraintendetemi, non sono Madre Teresa di Calcutta, non voglio salvare nessuno o criticarlo, né tantomeno sono pagata per convincervi. Anzi, sono per il vivi e lascia vivere.

Ma riflettiamo.

Le modelle sono così perché trascorrono 6 ore della loro giornata in palestra (vedi Adriana Lima, non sto scherzando) e le altre in vacanza a St Barths, tra uno spritz (forse le sole calorie che ingeriscono?) e una corsa all’aereoporto, e tu che sei 6 ore in ufficio o a studiare, spesso con una pizza al volo, davvero credi di poter mai diventare come loro che si muovono 24/24, seguite da un team di personal trainer, parrucchieri e truccatori? Perché passare la vita, che è già tanto breve e amara, a tormentarsi per essere perfetti? Non sarebbe meglio fare un bel respiro e accettarsi?

Ma soprattutto, che razza di rispetto hai per te stessa?

Perchè dubito che tu stia cercando di piacere a te stessa, quanto agli altri. Pensi davvero che la persona che ami non troverà mai un’altra più bella di te e che le sia sufficiente che tu sia magra, scolpita, fresca o abbronzata per amarti per sempre? Quale ragazzo trova interessante una che parla solo di calorie e di pancia piatta?

Dopo tutte queste domande alla Marzullo, al contrario, trovo che l’ingrediente chiave per essere belle sia qualcosa che va oltre un bel corpo da imitare: è amore del bello, è armonia, è sapersi valorizzare, e non mera vanità, non ha un’altezza o una taglia definite, né una marca. Piuttosto si conquista con sane abitudini (a tavola e non) e dipende anche un 70% dall’anima, dall’energia che comunichiamo, dalle scelte che facciamo ogni giorno, dalla curiosità di vivere che abbiamo appena sveglie.

E della personalità, care mie, non ci si stanca mai. Poi, non invecchia!

Le vere donne che hanno lasciato e lasciano ogni giorno una scia, hanno forme da far girare un’intera sala, sono femminili, radiose, hanno carattere, curiosità, esperienze, apertura mentale, non sono un mucchio di ossicine con uno sguardo spento che ricordano tanto i lager, tutte vestite uguali secondo la firma del momento. Per farvi capire, per me le “belle” donne sono Jennifer Lopez, Rihanna o Miranda Kerr, sane, solari e con forme armoniose, al posto giusto. Questa è la vera sensualità.

https://www.pinterest.com/pin/985231138664684/

Jennifer Lopez

http://iheartmirandakerr.tumblr.com/

Miranda Kerr

Chiedetevi: cos’è che mi rende davvero bella? Siamo davvero sicure che sia una taglia?

Bhé, io per me no. A trentanni ho ormai chiaro che il mio corpo non è più quello di quando avevo ventanni, ma anche io sono differente. Certo, ci provo ogni giorno a migliorarmi con lo sport e mangiare verdure per piacermi e mantenermi in forma – e lo farò ancora – ma sarebbe una follia pensare di poter tornare ad essere come a 18 anni. Il mio corpo è cambiato, e cambierà ancora, e in fondo con qualche curva in più mi sento più donna, più vera, con tutti i difetti e le insicurezze che ho.

Insomma, oggi più che mai, guardatevi allo specchio, sorridetevi, ritrovate il vostro valore e dite a voi stesse:

Ti voglio bene, amica mia. E mi piaci proprio per come sei. Da oggi torniamo a splendere sul serio, porca paletta.

Buon San Valentino: oggi, fatevi un regalo, tornate ad apprezzarvi. E godetevi la vita!

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Fefa

 

 

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2 Comments

  • Reply Lulù 25 febbraio 2015 at 0:52

    “Chiedetevi: cos’è che mi rende davvero bella?”
    Questa frase, così semplice ma per nulla semplicistica, è la chiave di volta. Leggendola è come se un fulmine squarciasse l’aria.
    Magari iniziassimo a chiedercelo tutti e divenisse l’incipit del nostro mantra quotidiano di benessere psico/fisico! Perché esiste anche e soprattutto la psiche prima del corpo. Anzi, è premessa e guida indispensabile.
    Siamo drogati. Abbiamo gli occhi drogati da corpi straziati dalla ricerca di chissà quale perfezione eterna (e inesistente) e abbiamo il cervello completamente avviluppato da problemi irrisolti con noi stessi.
    L’informazione, e in primis l’educazione all’informazione, sono i paradossali pilastri di questa carneficina di cui spesso siamo vittime inconsapevoli. O, almeno, così crediamo di essere. Perché, se ci è rimasto un minimo di buonsenso nella zucca, dobbiamo a tutti i costi svincolarci dalle catene di questo becero indottrinamento onnipresente e onnivoro e riconfigurare da capo un paradigma di dignità personale, esistenziale e collettiva.
    Comprendere la bellezza dell’imperfezione, e cioè della normalità, è arduo. Ma, forse, ancor più arduo è riuscire a penetrare tutti i nostri scudi-fantocci di autodifesa interiore per immergerci nel vivo di noi stessi, nella verità della nostra essenza e lì, esclusivamente lì, comprenderci e fare pace, farci un sorriso, far rimarginare le ferite che ci siamo insulsamente inflitti.
    E’ molto difficile, non siamo tutti forti. Spesso siamo soli e magari pensiamo di poter essere forti solo in quel modo, per essere uguali agli “altri” e sperare di sentirci “accettati” perché noi non siamo in grado di farlo o per essere migliori degli “altri” e inseguire a perdifiato un ideale di assurda e irreale “bellezza” condannandoci a un tristissimo esilio dal mondo.
    Quale che sia la motivazione, il risultato non cambia.
    Grazie Fefa, abbiamo immenso bisogno di riflettere sulla direzione che stiamo imprimendo alla nostra perenne insoddisfazione quotidiana per dirottarla al centro della nostra persona e cominciare a chiederci perché tutto questo è iniziato.
    Parliamoci di più e fotografiamoci di meno. Non pendiamo sempre dalle labbra (rifatte) degli altri. Non esiste nessuna formula magica per la felicità, esistiamo solo noi, esseri unici e irripetibili meravigliosamente terreni e instancabilmente attaccati ai sogni. Amarsi è un grande passo, non un lusso. Volersi bene è respirare, non soffocarsi. L’accettazione di sé è consapevole equilibrio, mai un ripiego.
    “Ti voglio bene, amica mia. E mi piaci proprio per come sei. Da oggi torniamo a splendere sul serio, porca paletta.”

    😀

    • fefa
      Reply fefa 25 febbraio 2015 at 11:02

      Grazie per il tuo bellissimo commento! Concordo su tutto, naturalmente.
      Meno male che c’è qualcuno che ha una luce più netta sulle cose e non si lascia trasportare :)
      ~ Fefa

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