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Cattivissimo lui: l’Expo

L’EXO è brutto e cattivo, l’EXPO costa troppo, l’EXPO è una figata, l’EXPO è pura ipocrisia.

Su questa Esposizione Universale di Milano, ne sono state dette di cotte e di crude ma in ogni caso, che vi piaccia o no, ce l’ha fatta.

La sua sfida, nonostante tutte le polemiche, le contraddizioni, le difficoltà e critiche che lo hanno accompagnato, è stata vinta. E vi dirò di più: anche se non è tutto rose e fiori, in fondo, sono felice di non averlo boicottato.

CI PIACE PERCHÈ (Attenzione, spoiler)

  1. Perché amo i viaggi e amo mangiare. Quale miglior occasione di questo mega parco tematico, che non è altro che un viaggio nel cibo? All’Expo, un Padiglione tira l’altro, attraverso odori e sentori. E tu, lo sai che sapore ha la tua nazione? Ps. Io Coca Cola e McDonald’s le boicotto già 365 giorni all’anno per la mia salute.
  2. Per imparare qualcosa di nuovo. Sì, ad esempio, che uno dei miei fiori preferiti, il fiore di loto, è il fiore nazionale del Vietnam. O che l’olio di Argan, miracoloso per pelle e capelli, proviene dalle mandorle dei frutti della pianta di Argan, in Marocco. O ancora, che le patatine fritte del Belgio sono così irresistibili perché vengono fatte con una varietà di patate speciali, chiamata “Bintje”. All’Expo realizzi che ci sono tante cose che non sai.
  3. Perché stimola la curiosità e l’amore per il diverso. L’Expo è maestoso, visionario, ricco di effetti speciali, e mette in moto tutti i 5 sensi. Ora non voglio sembrare Gandhi, ma una cosa è certa: è un’esperienza collettiva molto istruttiva e coinvolgente, affollata com’è di qualsiasi nazione di diversa lingua, religione, sesso, cultura, opinioni politiche e condizioni sociali. Non c’è spazio per l’odio, ma solo per il rispetto. Ogni padiglione ti costringe a camminare con gli occhi puntati in alto per conoscere e apprezzare quel che di bello possiede un altro paese. Consigliato agli inariditi dalla vita di tutti i giorni e alle menti bacchettone, inzuppate di pregiudizi.
  4. Perché bisogna (o bisognerebbe) in fondo, esserne fieri. Lo so, lo so, lo so: l’alto impatto ambientale dell’esposizione ha ben poco a che vedere con la sensibilità verde sventolata a destra e a manca. Non voglio certo occultare questi lati negativi o venerare questo evento, ma non potete comunque ignorare che da Italiani, siete parte di esso, e che con l’acquisto del biglietto, partecipate ad un’impresa straordinaria. Insomma: preso nella sua integrità, l’Expo è pur sempre un’occasione per mostrare il nostro valore, una spinta di riscatto, e sono onorata che sia proprio il mio paese ad ospitare una manifestazione così creativa, di portata mondiale.
  5. Perché hanno fatto le cose per bene. Alcune, almeno. Dovete ammettere che qui tutto sembra essere organizzato nei minimi particolari, con passione e creatività: dalla multimedialità dei padiglioni alle innumerevoli stazioni dell’acqua potabile, dalla chiarezza delle indicazioni ai bagni sempre puliti, dai centinaia e centinaia di collaboratori preparati ai secchi praticamente ovunque. Unica nota negativa: i collegamenti; per raggiungerlo, infatti, servono 20 minuti. Ci piace, dai, considerando che molti eventi tanto osannati alla fine si rivelano banali e insufficienti. Piccola parentesi sul lavoro, che “dicono” (fonti ufficiali le ho cercate all’infinito, ma non ce ne sono) sia sottopagato o non pagato proprio, come nel caso dei 520 volontari, ogni giorno a disposizione dei visitatori. Alt: sono la prima a contestare le collaborazioni gratis, ma in questo caso i volunteers, una volta finito il turno e tolta la divisa, hanno la possibilità di visitare i padiglioni, mangiare con un buono in convenzione, e alla fine dell’esperienza ricevono anche in regalo un tablet (oltre a tenersi il materiale fornito all’inizio, come due polo, due felpe, un k-way per la pioggia, un cappellino, una borraccia e uno zainetto). Bhé, non è proprio male, soprattutto per chi ha ventanni, vuole fare curriculum, esperienza, ed interagire con oltre 20.000 persone. Inoltre, non stanno a spalare le miniere, no? Io l’avrei fatto.
  6. Perché ti fa ripassare un po’ di geografia. Per dirne una, dove diavolo si trova il Sultanato del Brunei?
  7. Per non perdervi lo show canadese dello spericolato e suggestivo Cirque du Soleil “Alla Vita!”, ideato in esclusiva per Expo 2015, nel teatro all’aperto. Ultimo spettacolo: 30 agosto!
  8. Perché l’Albero della Vita, simbolo del Padiglione Italia, con le sue bolle di sapone e i suoi giochi d’acqua a ritmo di musica è davvero incredibile e vorrei che lo vedeste con i vostri occhi.
  9. Per cogliere i cambiamenti in corso. Politici, giornalisti, chef e tecnologie: tutti raccontano i differenti Paesi tra vecchi stereotipi e nuove chimere.
  10. Perché finalmente scrivo un post che non sia un’escursione. Yeah!

COSA VEDERE?

Piccola premessa: Una cosa non ho potuto fare a meno di organizzarla, e vi consiglio di fare altrettanto. E cioè, segnarmi una sorta di lista must eat dei Padiglioni, per ottimizzare il tempo verso le cose che vale “davvero” la pena vedere, e appunto, mangiare. Non esattamente in questo ordine.

E ho fatto bene, sennò mi sarei fatta sfuggire The Dutch Weed Burger, il burger verde alle alghe, dell’Olanda (buonissimo, anche se 9 euro e 50 le ho trovate esagerate).

Burger verde alle alghe // The Dutch Weed Burger (Padiglione Olanda)

Burger verde alle alghe // The Dutch Weed Burger. Ottimo. E se volete bere qualcosa di sano, fatevi fare una fresca centrifuga di carota,  zenzero e limone (la Dutch Royal Juice) da uno dei simpatici camper open air. (Padiglione Olanda)

 

Il Padiglione Israele: Rappresenta il classico Padiglione che, per ignoranza, vorresti quasi sottovalutare. E invece l’Israele è un Paese che ti sorprende e ha saputo rendere fertili molti dei suoi terreni in prevalenza aridi, diventando addirittura leader nel campo della scienza e dell’innovazione. Chapeau. Come ci è riuscito, ce lo spiega Moran Atias in una bellissima esperienza visiva, per nulla noiosa. L’Israele è anche uno degli 11 i luoghi all’interno dell’Esposizione presso i quali poter mangiare senza glutine. Inoltre, farsi scappare il gelato bio  israeliano è un peccato capitale.

Il Padiglione del Giappone: Se come me, siete ossessionate dal Giappone, non vedrete l’ora di vederlo, e sarete di parte. È il mio preferito, un percorso emozionale, che inizia con la proiezione su uno specchio di diversi paesaggi rurali nelle quattro stagioni e termina con un ristorante virtuale al termine del percorso. Al di là delle canzoni da Zecchino D’oro, evitabili, è pura magia e vale 60 minuti di fila.

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Japanese obsession // Spring blossom inspiration on the wall (Padiglione Giappone, Expo)

Traditional japanes umbrella, made from bamboo and washi ♥

Traditional japanes umbrella, made from bamboo and washi ♥ (Padiglione Giappone, Expo)

Immancabile, poi, un pranzo con il sushi e il mio adorato gelato al the matcha.

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Il sushi, piatto tipico della cucina giapponese a base di riso, pesce, alghe. Potrei mangiarlo anche ogni giorno, ma purtroppo in Abruzzo non è così comune come a Milano. (Padiglione Giappone, Expo)

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Matcha Green Tea Icecream. L’avrò ripetuto fino alla noia: Il matcha è il tè verde giapponese, ricco di vitamine, minerali, polifenoli ed è il tè con la maggior percentuale di antiossidanti. Ho una vera dipendenza! (Padiglione Giappone, Expo)

Il Padiglione dell’Austria: È quello più “fresco” e suggestivo dell’Esposizione, in quanto riproduce fedelmente il microclima e la natura di un bosco austriaco. Quello che i visitatori non sanno, è che il clima piacevole percepito all’interno – 5 gradi in meno rispetto all’esterno – è causato dal naturale effetto rinfrescante delle piante, e non da enormi climatizzatori. Componente essenziale della salubrità del cibo e della salute umana, è infatti l’aria (da qui la scritta “Breathe”, Respira). L’idea del padiglione austriaco è quella di proporre un modello per migliorare la qualità della vita nelle città del futuro, con una politica di rimboschimento urbano. Fefa approved!

Il Padiglione del Marocco: Solitamente sono una tipa da capitale europea, e invece, ultimamente le mie predilette sono le suggestioni mediorientali. Il Marocco è intenso ed è letteralmente poesia: sa di aranci e mandorle, di rose del deserto e di spezie. Così ricco di tradizione che sembra uscire dalle pagine di un romanzo.

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Il Marocco è soprattutto un viaggio educativo. Lo sapevate che dalle mandorle dell’albero di argan deriva proprio l’olio di Argan, il nostro cosmetico di bellezza? (Argan Oil Plant, Moroccan Pavilion, Expo)

Ogni sala ci conduce in una delle tre zone principali del Marocco: il Nord Mediterraneo, il Centro e il Grande Sud, ognuno con le sue particolarità e il suo clima, da fresco a caldo da togliere il fiato. Di grande atmosfera l’installazione dei fiori colorati appesi al soffitto, che si riflettono nel pavimento a specchio. Bravi!

maroccoflowers padiglione marocco

I bellissimi fiori colorati appesi al soffitto del Padiglione Marocco, Expo

Il Padiglione dell’Indonesia: Uno dei miei (tanti) miei sogni è andare a Bali, l’isola degli Dei: pertanto, l’atmosfera floreale di questo piccolo, ma molto caratteristico Padiglione dalle sembianze di un tipico mercato indonesiano, per me è stata un colpo di fulmine. Provate gli Oculus Rift, gli occhiali per la realtà virtuale. (Ce li hanno anche Egitto, Indonesia, Lombardia, MSC Crociere, Alitalia Etihad.)

Prima di prendere questa bevanda ero molto scettica, ma il caldo non mi ha lasciato altra scelta. E ho fatto bene! "Es Buah", il cocktail indonesiano alla frutta, è buonissimo! (Indonesian iced fruit cocktail, Padiglione Indonesia, Expo)

Prima di prendere questa bevanda ero molto scettica, ma il caldo non mi ha lasciato altra scelta. E ho fatto bene! “Es Buah”, il cocktail indonesiano alla frutta, di solito con papaya e ananas, è buonissimo! (Indonesian iced fruit cocktail, Padiglione Indonesia, Expo)

Tutti i colori del Padiglione Indonesia

Tutti i colori brillanti del Padiglione Indonesia. Dove si firma per avere una casa così?

Il Padiglione del Nepal. Incastonato come una gemma tra l’India e la Cina, il Nepal mette in scena un insediamento delle valli di Kathmandu, con porticati e templi, accompagnati da una musica zen che evoca pisolini sull’amaca o sessioni di yoga. Che relax! Mi è venuta voglia di prendere un biglietto.

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L’atmosfera generale del padiglione del Nepal è stata progettata per ricordare la forma del mandala, il diagramma circolare composto dall’unione di figure geometriche che richiama il “cerchio della vita”.Il Padiglione dell’Angola.

A causa del violento terremoto del 25 aprile scorso, questo Padiglione era rimasto incompleto, ma tante sono state le donazioni dei visitatori. E tuttora continuano! W la civiltà.

Padiglione Regno Unito: Ci saremmo aspettati di trovare di tutto, come l’ora del the o la Regina Elisabetta, ma non un “alveare”. Questa è stata la sfida vincente del Padiglione UK: la visita si ispira al movimento delle api, fondamentali per il nostro ecosistema, che da un frutteto, volano per un prato fiorito fino a ritornare al loro romantico alveare di Nottingham, illuminato al tramonto. I visitatori possono sentirne suoni e profumi. Natura e tecnologia insieme possono nutrire il pianeta? Preserviamole.

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L’alveare di Nottingham, costruito in alluminio e costellato da mille luci a led, del Padiglione UK.

Padiglione Angola: L’Angola ha un carattere speciale e mi è piaciuta per tre cose. L’accoglienza tribale delle ballerine all’entrata, il ruolo centrale svolto dalla donna come promotrice dello sviluppo e custode della tradizione, e il succo di Baobab. Anche il ristorante non era male, ricco di frutta tropicale! 

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• african vibes • // Baobab juice, dal Padiglione Angola. Scoperto per caso, ricchissimo di vitamina C e antiossidante.

Altre dritte da archiviare:

  • Evitate il Padiglione Romania, non c’è assolutamente nulla da vedere.
  • Nonostante le numerose recensioni, cenare in Argentina ci ha deluso.
  • Il Future Food District è un supermercato normale, alla fine. Da saltare.
  • Il Padiglione Corea per me è NI. Tutto fumo e niente arrosto.
  • Per un dolce break, andate in Alto Adige. Brezl, cornetti giganti, e ottimo succo di mela della Leni’s, senza zucchero né coloranti.
  • Nel Padiglione del Vietnam l’unica cosa bella sono i fiori di loro all’esterno, per il resto sembra un negozio.
  • Il Padiglione Cina, avvolto da una distesa di fiori gialli, e con i suoi pannelli di bamboo, è uno dei più scenografici.
  • Eat Italy merita, ovviamente, ma le porzioni sono piccole e poco economiche.
  • Mi aspettavo qualcosa in più dal Cluster della Cioccolata, come dal Padiglione Italia. Mmm, peccato.
L'Albero della Vita by night

L’Albero della Vita by night

Insomma: davvero volete resistergli? Naaa.

Fefa

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Come avere la pancia piatta come Candice Swanepoel e riuscire anche a respirare #welcomesummer

Niente paura.

Non sono qui per illustrarvi qualche strumento di tortura del Medioevo, tipo guaine strizza-ciccia da indossare con 30 gradi o disgustosi beveroni al sedano.

E se vi state chiedendo chi diavolo sia questa “Candice” dal cognome impronunciabile, vi dico subito che no, non è una pornodiva dell’Est bensì una delle modelle più famose di Victoria’s Secret con una delle pance più belle del globo. O almeno, io da donna, ho notato principalmente questa parte del corpo.

http://young-wanderer.tumblr.com/post/archive

Candice Swanepoel, Victoria’s Secret Model – e il suo invidiabile #flatstomach in tutta la sua gloria

 

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A modo mio — Tre giorni tra Urbino e dintorni

Qualche giorno fa, durante l’ennesima passeggiata per Urbino, una città in cui vado almeno ogni sei mesi, da almeno dieci anni, e che considero oramai come la mia seconda casa, mi è stata improvvisamente chiara una cosa. Quante volte avevo attraversato Via Bramante, non sfiorata dal sospetto di una novità all’orizzonte? Ma per gran parte delle questioni, la vita è così: ti sorprende, nel bene o nel male, inaspettatamente; e poi certi attimi, di per sé senza importanza, ti fanno riflettere sul senso della vita intera.

Non so se è un caso se quel giorno il mio sguardo triste si sia concentrato su una via stretta-stretta con delle scale ripide, proprio a sinistra della gelateria dove avevo preso un gelato la sera prima. Destra o sinistra? Sinistra. Urbino, tanto per essere chiari, è piena di vie nascoste, malinconiche, dimenticate nel passato, e sembrano tutte invitarti a guardare cosa ci sia dietro. Pur consapevole del peso delle buste della spesa, e del caldo di un mezzogiorno di maggio, mi è venuta voglia di perderci tempo e curiosare dove conducesse, forse ispirata da una lezione di Pierre de Laclos: “[…] non si può mai tornare indietro da un passo precipitoso.”

Vuoi vedere che Pierre ha ragione? Ma no, ci sarà un muro o una casa, mi sono detta. E invece ho trovato questo.

Vista panoramica su Urbino

Vista panoramica su Urbino

Eh già.

A togliermi il fiato è stato un suggestivo parco tra gli alberi e i fiori, immerso nella quiete, con un’incredibile vista panoramica. Una delle migliori sensazioni al mondo è quando si scopre qualcosa di nuovo, non trovate?

Pazienza se gli yogurt del Conad sarebbero diventati formaggio: c’era proprio un venticello fresco fatto apposta per fermarsi su una panchina, e tirar fuori il libro nella borsa, lontano dal chiasso del centro.

Ecco, se siete stanchi per le lunghe passeggiate, questo angolo di paradiso offre una perfetta soluzione per rilassarsi, magari con un cono al pistacchio di Officina del Gelato, poco prima dell’antica Porta di Santa Lucia.

Se invece avete proprio fame, e sognate una piadina, magari biologica, e con una rilassante vista panoramica, fate salto Da Peppe, nel centro commerciale che troverete superato l’arco. Un po’ caro ma merita. Sì, lo so che parlo sempre di cibo ma qui ci sanno davvero fare.

Porta Santa Lucia - Urbino

Porta Santa Lucia – Urbino

 

Quindi, riassumendo: quando e perché ci siamo convinti di aver visto tutto, lasciandoci travolgere passivamente dalla quotidianità? Dove abbiamo smarrito il nostro entusiasmo? E se il parco scoperto per caso non fosse stato solo una banale attrattiva sfuggita, ma un insegnamento, un monito, e perchè no, anche una speranza? Io ho voluto intenderlo così. Un modo per ricordarmi che, davvero, può ancora accadere qualcosa di bello e che c’è sempre un’occasione per meravigliarci. Per dirla alla Némirovsky, in “Suite francese”:

“In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare”.

Vero? Ah cari amici, perciò, meravigliamoci.

Su Urbino si è scritto tutto, ma sul perchè non si riesca a dimenticarla, quasi nulla. Non credo che alla maggior parte della gente piaccia la prima volta che ci va; in sintesi, forse perchè “provata” dalle sue famose salite, o perchè abituata alle città glamourous che si affacciano sul mare. Eppure, quando la conosci bene, viene da pensare che, in fondo, sia la città più bella delle Marche, la migliore in cui vivere, per la sua tranquillità e la sua magica essenza medievale. E ti manca. Almeno, a me, manca sempre.

Prendetevela con calma, per un tour da queste parti: tre giorni saranno sufficienti.

Proseguendo lungo Via Bramante, diretti verso il centro di Urbino, già che ci sietevi consiglio di andare a curiosare tra uno dei miei posti preferiti, il supermercato bio Girolomoni – Oltre il Biologico, tappa obbligatoria per me che faccio sempre scorta di yogurt e cioccolato super sani.

In Via Raffaello Sanzio inizia il clou della vita universitaria, che brulica di gente e di negozi, e ha il suo centro nella Piazza della Repubblica, la vera anima di questa città, con i suoi caffè, i suoi negozi e i suoi portici, sempre affollati di gente che magari è lì a tifare tutta insieme per Valentino Rossi. E per festeggiare questo giorno non qualunque, non ti fai una buonissima crescia sfogliata, la specialità di Urbino, da Il Buco, un posticino un po’ piccolo (del resto, si chiama Il Buco!) incastonato a sinistra del centro storico?

Piazza della Repubblica - Urbino

Piazza della Repubblica – Urbino

Arrivare è facile: basta prendere un treno per Pesaro e, giunti alla stazione, uno dei tanti bus (Speedy) comodi ed efficienti, pronti lì ad aspettarvi per condurvi ad Urbino in appena 40 minuti. Urbino è a misura d’uomo. Se posso, vi consiglio di visitarla in Primavera/Estate perché l’inverno è davvero rigido e nevica ogni anno. D’autunno, poi, è incantevole.

Rintracciare i posti da visitare è tutt’altro che difficile.

Su questa Piazza convergono due vie, che portano entrambe al filo rosso che collega Urbino, ovvero il suo maestoso Palazzo Ducale. Io oggi ho scelto quella a sinistra, che passa sotto ai Portici, e costeggia il Teatro Sanzio con il famoso “Orecchio del Duca” (un semicerchio dalle cui estremità si può riesce a comunicare: provateci!)

Qualunque cosa raccontino di lui, credetemi, non è mai come visitarlo: io ci sono stata infinite volte e non mi stancherei mai di passeggiare tra gli appartamenti del Duca di Montefeltro, sbirciare tra i sotterranei, e perdermi tra i grandi capolavori della Galleria Nazionale delle Marche, con le sue incredibili opere dal Trecento al Seicento, tante volte studiate al Liceo.

Tra le perle da vedere, ce ne sono due ancora più speciali, di cui molti di voi avranno già sentito parlare: “La Muta” di Raffaello, nato proprio qui ad Urbino, ora ricollocata nell’Appartamento della Duchessa, e “Lo studiolo del Duca“, che con le sue 14 tavole, prestate dal Museo del Louvre in via del tutto eccezionale, è anche uno dei grandi eventi di Expo 2015. Urbino, se vi fosse sfuggito, è anche l’unica città marchigiana candidata a Capitale Europea della Cultura del 2019.

Sarà un biglietto di cui difficilmente vi pentirete.

Uno scorcio del Palazzo Ducale, con i suoi Torricini - Urbino

Uno scorcio del Palazzo Ducale, con i suoi Torricini – Urbino

Vi siete persi? Una piantina della città veramente utile potete trovarla qui .

Urbino colpisce il cuore di ogni visitatore già con la semplice Passeggiata Carlo Bo, uno dei miei posti preferiti, da cui si possono ammirare gli inconfondibili Torricini, al momento in restauro. Chi non conoscesse Carlo Bo, sappia che è stato un celebre critico letterario italiano nonchè Rettore dell’Università di Urbino e senatore a vita della Repubblica. Uno a caso, insomma.

 

Un tratto della famosa Passeggiata Carlo Bo da cui si può ammirare il Palazzo Ducale- Urbino

Un tratto della famosa Passeggiata Carlo Bo da cui si può ammirare il Palazzo Ducale- Urbino

“Per capire Urbino non basta una vita” diceva Carlo Bo.

Non riesco a dargli torto. Di cose da vedere ce ne sono tante, troppe, come il Duomo, il monumento di Raffaello (davanti, il sabato c’è un lunghissimo mercato), San Bernardino con il Mausoleo dei Duchi, gli affreschi dell’Oratorio di San Giovanni, o la meravigliosa Fortezza Albornoz con il suo Parco della Resistenza (un altro punto panoramico, dove d’estate ci sono anche i concerti!), ma io ho voluto provarvela a raccontare a modo mio. Anche perchè mi riusciva difficile riassumere nello spazio di un post questo prezioso gioiello urbanistico che ha tanto da regalare.
fortezza

Ecco la vista dal prato della Fortezza Albornoz, una costruzione fortificata edificata sul punto più alto del Monte di S. Sergio a Urbino. Ora Parco Pubblico e della Resistenza.

Monumento di Raffaello

Particolare del Monumento a Raffaello

Duomo di Urbino

Duomo di Urbino

… and then, I have nature and art and poetry, and if that is not enough, what is enough?

Van Gogh aveva ragione, è abbastanza.

Ma in caso non lo fosse, per i più incontentabili, prendetevi almeno un giorno per visitare anche Fossombrone, un altro borgo medievale racchiuso nell’area protetta del Parco delle Cesane, con ancora la cittadella e la rocca malatestiana del XIII-XV secolo. Avete presente quei luoghi che, non appena si conoscono, ti fanno sentire subito a vostro agio? Ecco.

Io lo considero anche la mia tappa preferita per fare shopping: non mancate i suoi negozi e il suo mercato il lunedì: me ne sono riportata a casa metà. Devo dirlo: anche qui consiglio una sosta gastronomica nella pizzeria “La Grotta“: il locale è spendido, romantico, ed è racchiuso in una vera grotta, proprio nel Corso principale.

L'ingresso nel borgo storico di Fossombrone (PU)

L’ingresso nel borgo storico di Fossombrone (PU)

Se invece siete saturi di storia o forse meno intellettuali, e volete cambiare completamente genere di gita, allora la moderna città di Pesaro fa per voi. Dalla stazione, imboccando Via Branca, si giunge facilmente al centro della città, con la sua Piazza del Popolo e la sua Fontana, uno dei principali punti d’incontro degli abitanti. Si prosegue poi per il corso, con un veloce giro delle vetrine, e un immancabile tappa al suo lungomare, costituito da 7 chilometri di spiagge, dove troneggia la celebre “Palla di Pomodoro”. A Pesaro, inoltre, ci sono tantissimi eventi, come la Fiera di San Nicola a metà settembre.

La scultura di Arnaldo Pomodoro, la “Sfera Grande”, chiamata comunemente “Palla di Pomodoro” - Pesaro

La scultura di Arnaldo Pomodoro, la “Sfera Grande”, chiamata comunemente “Palla di Pomodoro” – Pesaro

Piazza del Popolo - Pesaro

Piazza del Popolo – Pesaro

Pesaro è anche la città natale del compositore Gioachino Rossini, di cui è visitabile la casa-museo Rossini e al quale sono dedicati il Conservatorio e il Teatro, in cui vi si svolge tutte le estati il Rossini Opera Festival. Non perdetevelo!

Il lungomare di Pesaro

Il bellissimo lungomare di Pesaro

Ce l’ho fatta.

Mi hanno detto: “Ma quanto ci metti a scrivere un post?

Scrivere qualcosa che possa veramente “servire” e incuriosire chi viene a visitare una città, è la mia nuova ossessione. Perché dico questo? Perché spesso, mi capita di imbattermi in post di viaggio banali e spersonalizzati, che raccontano luoghi che io frequento abitualmente, senza consigliare nulla di davvero significativo. E per significativo intendo, il posto più buono dove prendere il gelato, o dove fare la passeggiata più romantica, o cosa non perdersi la sera. E soprattutto, cosa ha emozionato e cosa non bisogna perdere. Sono post freddi, senz’anima, come se l’autore, in questa città, non ci fosse mai stato davvero, ed estrapolasse quello che deve scrivere da google o da wikipedia.

Ciò che per gli altri è normale, per me è insopportabile. Lo ripeto: io non voglio essere questo, voglio fare del mio meglio per lasciarvi qualcosa. Sarò troppo riflessiva, rigorosa, lenta (e lo so, scrivo dei papiri) ma a me piace così.

E dopo questa piccola premessa, mi raccomando, salvate questi luoghi memorabili nella vostra lista delle cose da vedere ora che iniziano i weekend di caldo. Qui non ci si annoia mai: ad un’ora di distanza di auto ci sono luoghi speciali. Ultimamente sono stata alla Gola del Furlo. Googlatela e vedrete che verrà voglia anche a voi di un’escursione sul suo fiume smeraldo, tra alberi secolari e rocce millenarie. Che paradiso.

Ci vediamo lì?

Fefa

Countdown to Summer!
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Non esistono donne brutte, solo donne pigre

Il sole brilla intensamente. Odora di primavera. Odora non del naso, ma in qualche punto dell’anima, tra il petto e la pancia.

— Anton Čechov

Credo che nulla possa eguagliare la sensazione di quando ti accorgi che le giornate si stanno allungando, o di quando puoi indossare una maglia in meno.

Per questo e altri motivi amo Marzo: primo, perchè è il mese del mio compleanno; secondo, perchè si può ricominciare a fare delle lunghe passeggiate e si iniziano ad intravedere i primi segnali dell’Estate dietro l’angolo: il cielo azzurro, i fiori colorati, la positività nell’aria, la pelle dorata. Eh sì, io credo che questo periodo sia una via d’accesso alla bellezza della vita. E ho pensato che dopo gli ultimi post un tantino deprimenti (ma comunque utili), fosse arrivato il momento per uno semi-serio e spensierato, per SOLE DONNE. (O uomini che si sentono DONNE).

Siamo finalmente fuori dal freddo, quasi fuori, perchè alcune serate sembrano avere ancora le temperature della Bassa Padana, ma alla fine basta un foulard al collo, mentre prima sarebbe servita la pelliccia di Jon Snow. Lo so, non è per tutti così drammatica. Diciamo pure che l’idea di provare a farmi piacere l’inverno si esaurisce con un dolore muscolare o dopo l’ennesima giornata di pioggia al centro commerciale. Brrr. E anche se quest’anno non è stato poi così rigido, più passa il tempo e più medito di trasferirmi dove il clima è sempre mite e la vita ha più possibilità.

Ma torniamo alla notizia del giorno: è definitivamente Primavera!

Qui comincia il difficile: come siamo ridotte?

Eh già, le giornate in cui si torna a scoprirsi sono anche un modo come un altro per urlare “PANICO!” davanti allo specchio. Io stessa mi sono messa le mani nei capelli: non mi piaccio, prima ero meglio, oddio ora che si fa? Sfortuna vuole che sia troppo tardi per sperare di trasformarsi dallo Zio Fester alla modella della copertina di Vogue, soprattutto se nei mesi precedenti abbiamo vergognosamente parassitato sul divano con millemila calorie. Sono giorni difficili, quelli in cui vi rendete conto di avere occhiaie, imperfezioni di ogni tipo, ritenzione idrica, capelli disastrati.

Non è che può ripassare più tardi caldo, grazie!“.

Sarebbe troppo comodo. Pensate che Giugno e Luglio saranno forse più clementi? Appunto. Ve lo dico chiaro e tondo: è guerra. Abbiamo giusto qualche manciata di settimane per migliorarci per la prova-costume.

Non esistono donne brutte, esistono solo donne pigre”. Di questa frase di Helena Rubinstein io ho fatto il mio mantra e vorrei cominciare proprio da qui per una remise en forme. Tenete continuamente a mente questa piccola citazione una volta chiuso questo post. Se pensavate, però, di trovare nel mio blog rimedi del tipo “come mangiare croissant e cookies fino a scoppiare e poi avere il sedere di Belen” sappiate che per i miracoli c’è sempre la Madonna di Medjugorie.

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E poi mi chiedono perchè mi piace viaggiare – Bolzano.

La Sacher della pasticceria inganna, dall’aspetto sembra buona ma io lo so che non c’entra nulla col sapore di quella di Bolzano.

Ah, Bolzano. Ogni volta che ci ripenso, i ricordi di quel weekend mi rapiscono con nostalgia.

Se chiudo gli occhi sono ancora su quel treno, imbronciata perchè io, nemmeno ci volevo andare. Otto ore di viaggio non passano mai, e poi che freddo farà, e che ci sarà da vedere? Il più delle volte va così. Non mi aspetto niente, e poi scoppia l’ammmore.

Le montagne mi hanno travolto a bocca aperta mentre ero assorta in un libro, che poco dopo avrei chiuso per godermi questa improvvisa meraviglia apparsa al finestrino.

Scesa dal treno, frastornata dalla sorpresa, sono stata subito accolta da un romantico tramonto in una Via dei Portici piena di vita, di negozi e di pub in un ordinario venerdì sera di Ottobre.

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