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Cattivissimo lui: l’Expo

L’EXO è brutto e cattivo, l’EXPO costa troppo, l’EXPO è una figata, l’EXPO è pura ipocrisia.

Su questa Esposizione Universale di Milano, ne sono state dette di cotte e di crude ma in ogni caso, che vi piaccia o no, ce l’ha fatta.

La sua sfida, nonostante tutte le polemiche, le contraddizioni, le difficoltà e critiche che lo hanno accompagnato, è stata vinta. E vi dirò di più: anche se non è tutto rose e fiori, in fondo, sono felice di non averlo boicottato.

CI PIACE PERCHÈ (Attenzione, spoiler)

  1. Perché amo i viaggi e amo mangiare. Quale miglior occasione di questo mega parco tematico, che non è altro che un viaggio nel cibo? All’Expo, un Padiglione tira l’altro, attraverso odori e sentori. E tu, lo sai che sapore ha la tua nazione? Ps. Io Coca Cola e McDonald’s le boicotto già 365 giorni all’anno per la mia salute.
  2. Per imparare qualcosa di nuovo. Sì, ad esempio, che uno dei miei fiori preferiti, il fiore di loto, è il fiore nazionale del Vietnam. O che l’olio di Argan, miracoloso per pelle e capelli, proviene dalle mandorle dei frutti della pianta di Argan, in Marocco. O ancora, che le patatine fritte del Belgio sono così irresistibili perché vengono fatte con una varietà di patate speciali, chiamata “Bintje”. All’Expo realizzi che ci sono tante cose che non sai.
  3. Perché stimola la curiosità e l’amore per il diverso. L’Expo è maestoso, visionario, ricco di effetti speciali, e mette in moto tutti i 5 sensi. Ora non voglio sembrare Gandhi, ma una cosa è certa: è un’esperienza collettiva molto istruttiva e coinvolgente, affollata com’è di qualsiasi nazione di diversa lingua, religione, sesso, cultura, opinioni politiche e condizioni sociali. Non c’è spazio per l’odio, ma solo per il rispetto. Ogni padiglione ti costringe a camminare con gli occhi puntati in alto per conoscere e apprezzare quel che di bello possiede un altro paese. Consigliato agli inariditi dalla vita di tutti i giorni e alle menti bacchettone, inzuppate di pregiudizi.
  4. Perché bisogna (o bisognerebbe) in fondo, esserne fieri. Lo so, lo so, lo so: l’alto impatto ambientale dell’esposizione ha ben poco a che vedere con la sensibilità verde sventolata a destra e a manca. Non voglio certo occultare questi lati negativi o venerare questo evento, ma non potete comunque ignorare che da Italiani, siete parte di esso, e che con l’acquisto del biglietto, partecipate ad un’impresa straordinaria. Insomma: preso nella sua integrità, l’Expo è pur sempre un’occasione per mostrare il nostro valore, una spinta di riscatto, e sono onorata che sia proprio il mio paese ad ospitare una manifestazione così creativa, di portata mondiale.
  5. Perché hanno fatto le cose per bene. Alcune, almeno. Dovete ammettere che qui tutto sembra essere organizzato nei minimi particolari, con passione e creatività: dalla multimedialità dei padiglioni alle innumerevoli stazioni dell’acqua potabile, dalla chiarezza delle indicazioni ai bagni sempre puliti, dai centinaia e centinaia di collaboratori preparati ai secchi praticamente ovunque. Unica nota negativa: i collegamenti; per raggiungerlo, infatti, servono 20 minuti. Ci piace, dai, considerando che molti eventi tanto osannati alla fine si rivelano banali e insufficienti. Piccola parentesi sul lavoro, che “dicono” (fonti ufficiali le ho cercate all’infinito, ma non ce ne sono) sia sottopagato o non pagato proprio, come nel caso dei 520 volontari, ogni giorno a disposizione dei visitatori. Alt: sono la prima a contestare le collaborazioni gratis, ma in questo caso i volunteers, una volta finito il turno e tolta la divisa, hanno la possibilità di visitare i padiglioni, mangiare con un buono in convenzione, e alla fine dell’esperienza ricevono anche in regalo un tablet (oltre a tenersi il materiale fornito all’inizio, come due polo, due felpe, un k-way per la pioggia, un cappellino, una borraccia e uno zainetto). Bhé, non è proprio male, soprattutto per chi ha ventanni, vuole fare curriculum, esperienza, ed interagire con oltre 20.000 persone. Inoltre, non stanno a spalare le miniere, no? Io l’avrei fatto.
  6. Perché ti fa ripassare un po’ di geografia. Per dirne una, dove diavolo si trova il Sultanato del Brunei?
  7. Per non perdervi lo show canadese dello spericolato e suggestivo Cirque du Soleil “Alla Vita!”, ideato in esclusiva per Expo 2015, nel teatro all’aperto. Ultimo spettacolo: 30 agosto!
  8. Perché l’Albero della Vita, simbolo del Padiglione Italia, con le sue bolle di sapone e i suoi giochi d’acqua a ritmo di musica è davvero incredibile e vorrei che lo vedeste con i vostri occhi.
  9. Per cogliere i cambiamenti in corso. Politici, giornalisti, chef e tecnologie: tutti raccontano i differenti Paesi tra vecchi stereotipi e nuove chimere.
  10. Perché finalmente scrivo un post che non sia un’escursione. Yeah!

COSA VEDERE?

Piccola premessa: Una cosa non ho potuto fare a meno di organizzarla, e vi consiglio di fare altrettanto. E cioè, segnarmi una sorta di lista must eat dei Padiglioni, per ottimizzare il tempo verso le cose che vale “davvero” la pena vedere, e appunto, mangiare. Non esattamente in questo ordine.

E ho fatto bene, sennò mi sarei fatta sfuggire The Dutch Weed Burger, il burger verde alle alghe, dell’Olanda (buonissimo, anche se 9 euro e 50 le ho trovate esagerate).

Burger verde alle alghe // The Dutch Weed Burger (Padiglione Olanda)

Burger verde alle alghe // The Dutch Weed Burger. Ottimo. E se volete bere qualcosa di sano, fatevi fare una fresca centrifuga di carota,  zenzero e limone (la Dutch Royal Juice) da uno dei simpatici camper open air. (Padiglione Olanda)

 

Il Padiglione Israele: Rappresenta il classico Padiglione che, per ignoranza, vorresti quasi sottovalutare. E invece l’Israele è un Paese che ti sorprende e ha saputo rendere fertili molti dei suoi terreni in prevalenza aridi, diventando addirittura leader nel campo della scienza e dell’innovazione. Chapeau. Come ci è riuscito, ce lo spiega Moran Atias in una bellissima esperienza visiva, per nulla noiosa. L’Israele è anche uno degli 11 i luoghi all’interno dell’Esposizione presso i quali poter mangiare senza glutine. Inoltre, farsi scappare il gelato bio  israeliano è un peccato capitale.

Il Padiglione del Giappone: Se come me, siete ossessionate dal Giappone, non vedrete l’ora di vederlo, e sarete di parte. È il mio preferito, un percorso emozionale, che inizia con la proiezione su uno specchio di diversi paesaggi rurali nelle quattro stagioni e termina con un ristorante virtuale al termine del percorso. Al di là delle canzoni da Zecchino D’oro, evitabili, è pura magia e vale 60 minuti di fila.

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Japanese obsession // Spring blossom inspiration on the wall (Padiglione Giappone, Expo)

Traditional japanes umbrella, made from bamboo and washi ♥

Traditional japanes umbrella, made from bamboo and washi ♥ (Padiglione Giappone, Expo)

Immancabile, poi, un pranzo con il sushi e il mio adorato gelato al the matcha.

sushi

Il sushi, piatto tipico della cucina giapponese a base di riso, pesce, alghe. Potrei mangiarlo anche ogni giorno, ma purtroppo in Abruzzo non è così comune come a Milano. (Padiglione Giappone, Expo)

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Matcha Green Tea Icecream. L’avrò ripetuto fino alla noia: Il matcha è il tè verde giapponese, ricco di vitamine, minerali, polifenoli ed è il tè con la maggior percentuale di antiossidanti. Ho una vera dipendenza! (Padiglione Giappone, Expo)

Il Padiglione dell’Austria: È quello più “fresco” e suggestivo dell’Esposizione, in quanto riproduce fedelmente il microclima e la natura di un bosco austriaco. Quello che i visitatori non sanno, è che il clima piacevole percepito all’interno – 5 gradi in meno rispetto all’esterno – è causato dal naturale effetto rinfrescante delle piante, e non da enormi climatizzatori. Componente essenziale della salubrità del cibo e della salute umana, è infatti l’aria (da qui la scritta “Breathe”, Respira). L’idea del padiglione austriaco è quella di proporre un modello per migliorare la qualità della vita nelle città del futuro, con una politica di rimboschimento urbano. Fefa approved!

Il Padiglione del Marocco: Solitamente sono una tipa da capitale europea, e invece, ultimamente le mie predilette sono le suggestioni mediorientali. Il Marocco è intenso ed è letteralmente poesia: sa di aranci e mandorle, di rose del deserto e di spezie. Così ricco di tradizione che sembra uscire dalle pagine di un romanzo.

marocco argan

Il Marocco è soprattutto un viaggio educativo. Lo sapevate che dalle mandorle dell’albero di argan deriva proprio l’olio di Argan, il nostro cosmetico di bellezza? (Argan Oil Plant, Moroccan Pavilion, Expo)

Ogni sala ci conduce in una delle tre zone principali del Marocco: il Nord Mediterraneo, il Centro e il Grande Sud, ognuno con le sue particolarità e il suo clima, da fresco a caldo da togliere il fiato. Di grande atmosfera l’installazione dei fiori colorati appesi al soffitto, che si riflettono nel pavimento a specchio. Bravi!

maroccoflowers padiglione marocco

I bellissimi fiori colorati appesi al soffitto del Padiglione Marocco, Expo

Il Padiglione dell’Indonesia: Uno dei miei (tanti) miei sogni è andare a Bali, l’isola degli Dei: pertanto, l’atmosfera floreale di questo piccolo, ma molto caratteristico Padiglione dalle sembianze di un tipico mercato indonesiano, per me è stata un colpo di fulmine. Provate gli Oculus Rift, gli occhiali per la realtà virtuale. (Ce li hanno anche Egitto, Indonesia, Lombardia, MSC Crociere, Alitalia Etihad.)

Prima di prendere questa bevanda ero molto scettica, ma il caldo non mi ha lasciato altra scelta. E ho fatto bene! "Es Buah", il cocktail indonesiano alla frutta, è buonissimo! (Indonesian iced fruit cocktail, Padiglione Indonesia, Expo)

Prima di prendere questa bevanda ero molto scettica, ma il caldo non mi ha lasciato altra scelta. E ho fatto bene! “Es Buah”, il cocktail indonesiano alla frutta, di solito con papaya e ananas, è buonissimo! (Indonesian iced fruit cocktail, Padiglione Indonesia, Expo)

Tutti i colori del Padiglione Indonesia

Tutti i colori brillanti del Padiglione Indonesia. Dove si firma per avere una casa così?

Il Padiglione del Nepal. Incastonato come una gemma tra l’India e la Cina, il Nepal mette in scena un insediamento delle valli di Kathmandu, con porticati e templi, accompagnati da una musica zen che evoca pisolini sull’amaca o sessioni di yoga. Che relax! Mi è venuta voglia di prendere un biglietto.

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L’atmosfera generale del padiglione del Nepal è stata progettata per ricordare la forma del mandala, il diagramma circolare composto dall’unione di figure geometriche che richiama il “cerchio della vita”.Il Padiglione dell’Angola.

A causa del violento terremoto del 25 aprile scorso, questo Padiglione era rimasto incompleto, ma tante sono state le donazioni dei visitatori. E tuttora continuano! W la civiltà.

Padiglione Regno Unito: Ci saremmo aspettati di trovare di tutto, come l’ora del the o la Regina Elisabetta, ma non un “alveare”. Questa è stata la sfida vincente del Padiglione UK: la visita si ispira al movimento delle api, fondamentali per il nostro ecosistema, che da un frutteto, volano per un prato fiorito fino a ritornare al loro romantico alveare di Nottingham, illuminato al tramonto. I visitatori possono sentirne suoni e profumi. Natura e tecnologia insieme possono nutrire il pianeta? Preserviamole.

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L’alveare di Nottingham, costruito in alluminio e costellato da mille luci a led, del Padiglione UK.

Padiglione Angola: L’Angola ha un carattere speciale e mi è piaciuta per tre cose. L’accoglienza tribale delle ballerine all’entrata, il ruolo centrale svolto dalla donna come promotrice dello sviluppo e custode della tradizione, e il succo di Baobab. Anche il ristorante non era male, ricco di frutta tropicale! 

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• african vibes • // Baobab juice, dal Padiglione Angola. Scoperto per caso, ricchissimo di vitamina C e antiossidante.

Altre dritte da archiviare:

  • Evitate il Padiglione Romania, non c’è assolutamente nulla da vedere.
  • Nonostante le numerose recensioni, cenare in Argentina ci ha deluso.
  • Il Future Food District è un supermercato normale, alla fine. Da saltare.
  • Il Padiglione Corea per me è NI. Tutto fumo e niente arrosto.
  • Per un dolce break, andate in Alto Adige. Brezl, cornetti giganti, e ottimo succo di mela della Leni’s, senza zucchero né coloranti.
  • Nel Padiglione del Vietnam l’unica cosa bella sono i fiori di loro all’esterno, per il resto sembra un negozio.
  • Il Padiglione Cina, avvolto da una distesa di fiori gialli, e con i suoi pannelli di bamboo, è uno dei più scenografici.
  • Eat Italy merita, ovviamente, ma le porzioni sono piccole e poco economiche.
  • Mi aspettavo qualcosa in più dal Cluster della Cioccolata, come dal Padiglione Italia. Mmm, peccato.
L'Albero della Vita by night

L’Albero della Vita by night

Insomma: davvero volete resistergli? Naaa.

Fefa

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Come avere la pancia piatta come Candice Swanepoel e riuscire anche a respirare #welcomesummer

Niente paura.

Non sono qui per illustrarvi qualche strumento di tortura del Medioevo, tipo guaine strizza-ciccia da indossare con 30 gradi o disgustosi beveroni al sedano.

E se vi state chiedendo chi diavolo sia questa “Candice” dal cognome impronunciabile, vi dico subito che no, non è una pornodiva dell’Est bensì una delle modelle più famose di Victoria’s Secret con una delle pance più belle del globo. O almeno, io da donna, ho notato principalmente questa parte del corpo.

http://young-wanderer.tumblr.com/post/archive

Candice Swanepoel, Victoria’s Secret Model – e il suo invidiabile #flatstomach in tutta la sua gloria

 

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Domani, sicuramente. #welcomesummer

Cara amica dai trent’anni in su,

se il tuo primo pensiero di stamattina è stato la liposuzione, sei nel post giusto.

Tu non lo sai, ma abbiamo tante cose in comune.

Come la perplessità di esserti accorta, oggi, 29 maggio 2015, di essere piena zeppa di buchi sulle gambe targati Eminflex mentre fino a ieri pensavi, tra una libagione e l’altra, “dai non sto mica messa così male!”

Le domande da porsi sono varie:

  1. Ce le hanno sostituite nella notte, ste gambe?”
  2. Ci hanno messo nel cappuccino qualche fungo allucinogeno senza saperlo?
  3. Dovrò forse tornare dall’oculista?

Ridendo e scherzando, l’unica risposta è, che no, siamo proprio ritardate, e forse dovevamo pensarci prima. Direi pertanto che è il momento di tirare fuori il telo del mare dal cassetto e nasconderci nel cassetto.

Nel concorso “Vota la più furba“, come avrete intuito, anche quest’estate siamo prime in classifica. A congratularsi stamattina ho trovato tra lo spam anche la mail di una sconosciuta, una certa Paola P. che me lo ricordava, chiedendomi “Pronta per la prova costume?”. Simpaticissima Paola, sebbene l’ultima mia reale lezione di sport risalga all’ora di educazione fisica delle superiori, il mio precedente post di primavera  prova che avevo cercato diligentemente di prevenire, ma mi ritrovo a curare as usual. Sono stata spiegata?

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FEFAaCastelluccio
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Flowers Therapy: quando stare a piedi nudi migliora la vita

Hey, come state?
È passato un po’ di tempo da quando ci siamo sentiti l’ultima volta. Che anno era?
A parte gli scherzi, non sono una di quelle che scrive un post al giorno, ogni giorno, ve ne sarete accorti. Non so ancora se sono tagliata per fare la blogger; di certo, quello che so, è che le idee mi escono solo se ho entusiasmo, se sono ispirata, e (molto) spesso mi scoraggio.

Eppure, per fortuna, tante persone speciali mi seguono, mi fanno i complimenti e mi rimproverano, così la passione di condividere qualcosa è tornata. Grazie! Siete fantastici!

Lasciate che vi racconti di un posto che ho visto tempo fa, un luogo così bello che pare ricalcato da un quadro di Monet, a metà strada tra il paradiso e la fiaba. Sto parlando di Castelluccio, un paesino dell’Umbria, sigillato tra i Monti Sibillini, e precisamente a 28 km da Norcia, dove per tutto l’inverno non arrivano quasi macchine.

Tra metà Giugno ed i primi giorni di Luglio di ogni anno, queste colline però si trasformano popolandosi di fiori di tutti i colori, dal giallo ocra al rosso, dal viola al bianco all’azzurro, attirando turisti da tutto il mondo. Poiché la fioritura è qualcosa di assolutamente naturale ed incontrollabile, e dipende molto dall’andamento climatico della stagione, prima di partire da lontano e restare delusi, sarebbe opportuno fare squillo al Comune di Norcia in Piazza S. Benedetto.

[Recapiti: Tel. 0743824911 Fax 0743816519]

castelluccio

Avete mai visto qualcosa di più bello?

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La foto è stata presa da www.pinterest.com
Life Inspiration, My Guide To Happiness

Oggi ho fatto yoga (dovresti provarci anche tu)

Le cose misteriose dell’Oriente, siano esse di ieri o di oggi, ci attraggono da sempre con il loro fascino.

Ma lo yoga ha smesso da tempo di evocare solo un trend suggestivo, per diventare una costante di oltre 250 milioni nel mondo.

Che non siano solo meri esercizi fisici dettati dalla moda del momento è palese, ma che cosa è davvero? Le nozioni in merito sarebbero davvero infinite, perciò mi sono promessa di essere più concreta possibile per fare chiarezza su quello che più mi sta a cuore, con un post per principianti. Perché principiante, in fondo, lo sono anche io.

Da sempre nutro per la spiritualità e per la salute in generale un profondo amore: era nel mio destino imperscrutabile appassionarmi allo yoga! Tuttavia, a parte l’evidente attrazione, ci sono diversi aspetti che mi ci hanno avvicinato, come credo sia successo a molti altri:

  1. il sentirmi soffocata, ad un certo punto molto stressante della mia vita, da tutti i mali del nostro millennio: ansia, insonnia, confusione, tristezza, attacchi di panico. Quel che si dice “essere arrivati alla frutta”
  2. i non meno invalidanti e comuni disturbi muscolari derivanti da una vita sedentaria, appollaiata su una scrivania per 10 ore al giorno
  3. la mancanza di tempo
  4. la necessità di stare in forma (mentalmente e fisicamente), appunto, con poco tempo.

Se c’è un modo per raccontare dello yoga, è partire dai pregiudizi. Da quelle convinzioni mediocri a cui sono solita sbadigliare o sgranare gli occhi, nel bel mezzo di informali conversazioni tra amici.

“Io-non-riesco-neanche-a-toccarmi-il-ginocchio-figurati-se-riesco-a-fare-quelle-cose”.

La prima. Rassicuratevi, care/i amiche/ci di questo immenso Team, non è nulla di così IMPOSSIBILE, a meno che non dobbiate imitare i contorsionismi del Cirque du Soleil! Agli inizi è normale sentirsi goffi e perplessi e non riuscire a stare neppure in equilibrio, o ancora eseguire gli esercizi malissimo, perdere entusiasmo. L’importante è avere voglia provarci, con costanza, iniziando gradualmente, muovendo i primi passi con lo STRETCHING. La flessibilità migliora giorno dopo giorno, (non è una leggenda metropolitana, eh) , non siamo tutti uguali e allenati allo stesso modo, e mano a mano ci si sente più sicuri e padroni dei movimenti. Vi linko uno dei video di Rebecca Louise, un grande modello di ispirazione per me, che riesce a rendere qualunque lezione molto semplice e rilassante. Merito anche dei posti paradisiaci alle spalle! Senza muovervi da casa potete consultare il suo profilo su YouTube, e trovare molti spunti interessanti per allenarvi.

“Ma-che-ci-vuole! E-questo-lo-chiami-sport?”

Seconda. Solitamente quelli che iniziano così, si strappano per una settimana dopo mezzo esercizio o lo eseguono malissimo, senza alcuna grazia. Insomma, non ci hanno capito niente. Le asana sono solo una piccola parte della disciplina: non ci troviamo davanti ad uno sport competitivo (come ad esempio, il Push! Push! Push! nello spinning), non si è ossessionati dall’idea di vincere – che si traduca in consenso da parte degli altri o egocentrismo – né nell’osannazione della perfezione – senza dubbio perseguita nella danza – o nel miglioramento estetico ad ogni costo – vedi il crossfit -. Sviluppare un equilibrio interiore e fisico è il caposaldo dello yoga.

 

http://freepeople.tumblr.com/post/124364612930/visualization-is-a-gift-read-5-things-we-learned

Take a moment to relax and listen to yourself. (E tu, quando stacchi la spina, la stacchi davvero?)

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