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Se non ci pensi, succede — Valleremita/Monte Puro (Marche)

Ci sono alcune realtà, piuttosto strane.

Una di queste, per tante ragioni, non è stata facile da accettare per un’ansiosa e pianificatrice per natura come me. 

E cioè, per esempio, che se non ci pensi, succede.

Cosa? All’incirca, tutto.

Se non ci pensi, succede che il caffè esce velocemente dalla moka.

Se non ci pensi, ti abbronzi.

Se non ci pensi, quello che hai scritto piacerà e arriveranno i complimenti, ancora più emozionanti perché inaspettati.

Se non ci pensi, il mal di gola se ne va.

Se non ci pensi, prima o poi eccola, la buona notizia.

Se non ci pensi, tutte le paranoie che hai, poi mica si avverano e andrà tutto bene.

Se non ci pensi, la vita ti stupisce.

Your present sadness must not dictate your future joy, hold on, tomorrow brings something new.

— T.B. LaBerge // Go Now

Lo so cosa state pensando, “Ehhh, fatalista!”. Ero come voi tempo fa, che credete. Eppure, sono arrivata alla conclusione che per quanto puoi impegnarti in qualcosa e crederci, quando non ti aspetti e non pretendi niente, è proprio allora che succedono cose belle.

Se, invece, sei lì a controllare di continuo, in modo inquieto, con aspettative ambiziose, di solito attiri solo calma piatta e l’esistenza ti rema irrimediabilmente contro.

Non so se c’entri il destino, la legge di Murphy, se la vita stessa ci voglia meno programmati o prevedibili, o se la ricompensa arrivi, come per un senso di giustizia divina, quando è spontaneamente e non strategicamente, meritata. In ogni caso, essere più semplici ripaga, ma noi siamo creature complicate, ci facciamo torturare dalla nostra immaginazione.

Non so, a me capita sempre più così e lentamente sto imparando a rilassarmi, lasciarmi andare, avere un diario senza progetti e Que sera, sera (Whatever Will Be, Will Be).

Ci tengo a precisare che con questa teoria, non voglio mica dire che uno debba starsene su un’amaca a dondolare, aspettando pigramente che il fato faccia tutto per lui: amore, soldi, fortuna, successo. No, davvero! Ma che bisogna dare il meglio di sé in ogni campo, con il cuore, senza però la brutta abitudine di immaginarsi lodi o sfighe, tra tante notti insonni, e godersi lo spettacolo. Una sorta di cultura che protegga dalle sfighe.

http://www.glamourinthecounty.com/7-tips-to-become-more-spontaneous/

Ecco la verità: che forse l’aspetto delle cose vari secondo le nostre emozioni, che spesso sono negative e ci tirano addosso solo la fortuna avversa? Giocare con il destino, con gli eventi, con le sorti, con le circostanze, “fregarsene”, secondo me, può invece cambiare la nostra giornata. Lasciare che la vita accada, come direbbe Sylvia Plath.

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Nel blu tra il cielo e le onde — La Riviera del Conero, Marche

“Per me è fondamentale credere in un mondo migliore. Ci sono così tanti problemi – la povertà, le malattie, l’inquinamento – che essere ottimisti richiede disciplina.”

 

Parola del fotografo danese Joakim Eskildse, che ha descritto così la sua prima mostra alla Royal library di Copenaghen, ricca di immagini piene di speranza e magia. Comunque non è di questo che volevo parlarvi, ma della sua disciplina: in fondo, il segreto per pensare positivo sta tutto lì, nel coltivare la meraviglia.

Il mio modo personale per rimetterla in circolo, ad esempio, è quello di inseguire il colore, racchiuso nelle meravigliose spiagge del Parco Naturale della Riviera del Conero, nelle Marche, che con le sue acque blu circondate dal verde del Monte Conero (m.572), sembrano quasi isole delle Antille.

Sì, la mia è una dichiarazione d’amore.

Un piccolo paradiso terrestre low cost in cui torno ogni volta che posso, perché è uno di quei luoghi che ti riempie il cuore di leggerezza quando ne hai bisogno.

Spiaggia San Michele e Sassi Neri, Sirolo - Marche

No, non sono i Caraibi, ma la  lunga e selvaggia spiaggia di San Michele e Sassi Neri e il suo mare color zaffiro, a Sirolo, nelle Marche. Nessuno riesce a tenergli testa.

La vita è una cosa semplice, qui a Sirolo, ed è fatta di sensazioni: un bagno nel mare più turchese dell’Adriatico (Bandiera Blu d’Europa da oltre vent’anni), una partita a carte con la sabbia tra le dita per riscoprire la semplicità delle cose, e la testa finalmente libera dai pensieri.

Problemi, dove siete finiti? Ritrovarsi in questo paradiso naturale è come rinascere all’improvviso.

Che stanchezza, ragazzi ❤️ (Sirolo, Riviera del Conero)

Che stanchezza, ragazzi ❤️
(Sirolo, Riviera del Conero)

Io adoro la Spiaggia di San Michele e dei Sassi Neri a Sirolo, una lunga insenatura solitaria immersa nel verde, ideale per chi vuole fuggire a 360° dalla realtà. Il mio periodo preferito per andarci è tra la fine di agosto e gli inizi di settembre. Il mare, incontaminato e cristallino, è certamente l’attrazione principale: raggiungibile a piedi dal cimitero di Sirolo (davanti troverete un ampio parcheggio, 7 euro al giorno) tramite una strada asfaltata in discesa che incrocia un piccolo bosco di caducifoglie dove convergono diverse scalette sul mare.

Il paradiso naturale che ti accoglie al termine della scaletta. Quasi accecante!

Il paradiso naturale che ti accoglie al termine della scaletta. Quasi accecante! Non è immaginazione, è tutto vero. #nofilter

Quindici minuti di discesa (e, soprattutto, di salita) abbastanza impegnativi: ogni volta torno a casa con il dolore ai polpacci, per cui vi consiglio di non indossare sandali scivolosi e di non caricarvi con troppa roba. In alternativa, per i più pigri, c’è anche il bus, gratis se si pranza da Da Silvio. Nei weekend, ovviamente, sia il parcheggio, che la spiaggia e i bus sono molto affollati, ma c’è posto per tutti.

La spiaggia di San Michele è attrezzata con chiosco, ombrellone e lettini, mentre quella dei Sassi Neri è più wild e si conclude con degli scogli panoramici e delle cavette bianche mozzafiato. Fare una passeggiata per scoprire questo luogo magico è d’obbligo.

Non c’è la sabbia a Sirolo ma sassolini bianchi e granella. Ci sono pareri contrastanti ma personalmente, abitando sul mare e con le borse sempre piene di sabbia al ritorno, lo preferisco.

Nature, Monte Conero, Beach, Marche

Il panorama del cuore verde del Conero, lungo uno dei sentieri che porta alla spiaggia dei Sassi Neri, a Sirolo nelle Marche #nofilter

Chi mi segue lo sa: ho sempre pensato alla Polinesia Francese o all’Indonesia come quelle mete di viaggio più vicine al sogno. Che ci posso fare?

Sono un’ inguaribile fan della beachlife, possibilmente nell’acqua trasparente, tanta brezza carezzevole e una granita e una rivista ad aspettarmi sull’asciugamano. Che relax! Ecco, nella Riviera del Conero si può vivere davvero un’esperienza di felicità, che non ha assolutamente nulla da invidiare ad una spiaggia tropicale.

L'unico posto dove vorrei essere, quando ci sono 35 gradi.

L’unico posto dove vorrei essere, quando ci sono 35 gradi. L’acqua è trasparente e sempre freschissima!

Tra i luoghi indimenticabili, la piazzetta di Sirolo, con la sua vista mozzafiato: l’ideale per romantico aperitivo al tramonto con ancora la sabbia tra i capelli, e magari un calice di Rosso Conero. Fate anche una tappa al borgo, molto affascinante. La Bella Vita!

Sirolo, Marche, Monte Conero, Little Square

La “piazzetta” a Sirolo, con un’incredibile vista sul mare e sul Monte Conero 📷

 

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A modo mio — Tre giorni tra Urbino e dintorni

Qualche giorno fa, durante l’ennesima passeggiata per Urbino, una città in cui vado almeno ogni sei mesi, da almeno dieci anni, e che considero oramai come la mia seconda casa, mi è stata improvvisamente chiara una cosa. Quante volte avevo attraversato Via Bramante, non sfiorata dal sospetto di una novità all’orizzonte? Ma per gran parte delle questioni, la vita è così: ti sorprende, nel bene o nel male, inaspettatamente; e poi certi attimi, di per sé senza importanza, ti fanno riflettere sul senso della vita intera.

Non so se è un caso se quel giorno il mio sguardo triste si sia concentrato su una via stretta-stretta con delle scale ripide, proprio a sinistra della gelateria dove avevo preso un gelato la sera prima. Destra o sinistra? Sinistra. Urbino, tanto per essere chiari, è piena di vie nascoste, malinconiche, dimenticate nel passato, e sembrano tutte invitarti a guardare cosa ci sia dietro. Pur consapevole del peso delle buste della spesa, e del caldo di un mezzogiorno di maggio, mi è venuta voglia di perderci tempo e curiosare dove conducesse, forse ispirata da una lezione di Pierre de Laclos: “[…] non si può mai tornare indietro da un passo precipitoso.”

Vuoi vedere che Pierre ha ragione? Ma no, ci sarà un muro o una casa, mi sono detta. E invece ho trovato questo.

Vista panoramica su Urbino

Vista panoramica su Urbino

Eh già.

A togliermi il fiato è stato un suggestivo parco tra gli alberi e i fiori, immerso nella quiete, con un’incredibile vista panoramica. Una delle migliori sensazioni al mondo è quando si scopre qualcosa di nuovo, non trovate?

Pazienza se gli yogurt del Conad sarebbero diventati formaggio: c’era proprio un venticello fresco fatto apposta per fermarsi su una panchina, e tirar fuori il libro nella borsa, lontano dal chiasso del centro.

Ecco, se siete stanchi per le lunghe passeggiate, questo angolo di paradiso offre una perfetta soluzione per rilassarsi, magari con un cono al pistacchio di Officina del Gelato, poco prima dell’antica Porta di Santa Lucia.

Se invece avete proprio fame, e sognate una piadina, magari biologica, e con una rilassante vista panoramica, fate salto Da Peppe, nel centro commerciale che troverete superato l’arco. Un po’ caro ma merita. Sì, lo so che parlo sempre di cibo ma qui ci sanno davvero fare.

Porta Santa Lucia - Urbino

Porta Santa Lucia – Urbino

 

Quindi, riassumendo: quando e perché ci siamo convinti di aver visto tutto, lasciandoci travolgere passivamente dalla quotidianità? Dove abbiamo smarrito il nostro entusiasmo? E se il parco scoperto per caso non fosse stato solo una banale attrattiva sfuggita, ma un insegnamento, un monito, e perchè no, anche una speranza? Io ho voluto intenderlo così. Un modo per ricordarmi che, davvero, può ancora accadere qualcosa di bello e che c’è sempre un’occasione per meravigliarci. Per dirla alla Némirovsky, in “Suite francese”:

“In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare”.

Vero? Ah cari amici, perciò, meravigliamoci.

Su Urbino si è scritto tutto, ma sul perchè non si riesca a dimenticarla, quasi nulla. Non credo che alla maggior parte della gente piaccia la prima volta che ci va; in sintesi, forse perchè “provata” dalle sue famose salite, o perchè abituata alle città glamourous che si affacciano sul mare. Eppure, quando la conosci bene, viene da pensare che, in fondo, sia la città più bella delle Marche, la migliore in cui vivere, per la sua tranquillità e la sua magica essenza medievale. E ti manca. Almeno, a me, manca sempre.

Prendetevela con calma, per un tour da queste parti: tre giorni saranno sufficienti.

Proseguendo lungo Via Bramante, diretti verso il centro di Urbino, già che ci sietevi consiglio di andare a curiosare tra uno dei miei posti preferiti, il supermercato bio Girolomoni – Oltre il Biologico, tappa obbligatoria per me che faccio sempre scorta di yogurt e cioccolato super sani.

In Via Raffaello Sanzio inizia il clou della vita universitaria, che brulica di gente e di negozi, e ha il suo centro nella Piazza della Repubblica, la vera anima di questa città, con i suoi caffè, i suoi negozi e i suoi portici, sempre affollati di gente che magari è lì a tifare tutta insieme per Valentino Rossi. E per festeggiare questo giorno non qualunque, non ti fai una buonissima crescia sfogliata, la specialità di Urbino, da Il Buco, un posticino un po’ piccolo (del resto, si chiama Il Buco!) incastonato a sinistra del centro storico?

Piazza della Repubblica - Urbino

Piazza della Repubblica – Urbino

Arrivare è facile: basta prendere un treno per Pesaro e, giunti alla stazione, uno dei tanti bus (Speedy) comodi ed efficienti, pronti lì ad aspettarvi per condurvi ad Urbino in appena 40 minuti. Urbino è a misura d’uomo. Se posso, vi consiglio di visitarla in Primavera/Estate perché l’inverno è davvero rigido e nevica ogni anno. D’autunno, poi, è incantevole.

Rintracciare i posti da visitare è tutt’altro che difficile.

Su questa Piazza convergono due vie, che portano entrambe al filo rosso che collega Urbino, ovvero il suo maestoso Palazzo Ducale. Io oggi ho scelto quella a sinistra, che passa sotto ai Portici, e costeggia il Teatro Sanzio con il famoso “Orecchio del Duca” (un semicerchio dalle cui estremità si può riesce a comunicare: provateci!)

Qualunque cosa raccontino di lui, credetemi, non è mai come visitarlo: io ci sono stata infinite volte e non mi stancherei mai di passeggiare tra gli appartamenti del Duca di Montefeltro, sbirciare tra i sotterranei, e perdermi tra i grandi capolavori della Galleria Nazionale delle Marche, con le sue incredibili opere dal Trecento al Seicento, tante volte studiate al Liceo.

Tra le perle da vedere, ce ne sono due ancora più speciali, di cui molti di voi avranno già sentito parlare: “La Muta” di Raffaello, nato proprio qui ad Urbino, ora ricollocata nell’Appartamento della Duchessa, e “Lo studiolo del Duca“, che con le sue 14 tavole, prestate dal Museo del Louvre in via del tutto eccezionale, è anche uno dei grandi eventi di Expo 2015. Urbino, se vi fosse sfuggito, è anche l’unica città marchigiana candidata a Capitale Europea della Cultura del 2019.

Sarà un biglietto di cui difficilmente vi pentirete.

Uno scorcio del Palazzo Ducale, con i suoi Torricini - Urbino

Uno scorcio del Palazzo Ducale, con i suoi Torricini – Urbino

Vi siete persi? Una piantina della città veramente utile potete trovarla qui .

Urbino colpisce il cuore di ogni visitatore già con la semplice Passeggiata Carlo Bo, uno dei miei posti preferiti, da cui si possono ammirare gli inconfondibili Torricini, al momento in restauro. Chi non conoscesse Carlo Bo, sappia che è stato un celebre critico letterario italiano nonchè Rettore dell’Università di Urbino e senatore a vita della Repubblica. Uno a caso, insomma.

 

Un tratto della famosa Passeggiata Carlo Bo da cui si può ammirare il Palazzo Ducale- Urbino

Un tratto della famosa Passeggiata Carlo Bo da cui si può ammirare il Palazzo Ducale- Urbino

“Per capire Urbino non basta una vita” diceva Carlo Bo.

Non riesco a dargli torto. Di cose da vedere ce ne sono tante, troppe, come il Duomo, il monumento di Raffaello (davanti, il sabato c’è un lunghissimo mercato), San Bernardino con il Mausoleo dei Duchi, gli affreschi dell’Oratorio di San Giovanni, o la meravigliosa Fortezza Albornoz con il suo Parco della Resistenza (un altro punto panoramico, dove d’estate ci sono anche i concerti!), ma io ho voluto provarvela a raccontare a modo mio. Anche perchè mi riusciva difficile riassumere nello spazio di un post questo prezioso gioiello urbanistico che ha tanto da regalare.
fortezza

Ecco la vista dal prato della Fortezza Albornoz, una costruzione fortificata edificata sul punto più alto del Monte di S. Sergio a Urbino. Ora Parco Pubblico e della Resistenza.

Monumento di Raffaello

Particolare del Monumento a Raffaello

Duomo di Urbino

Duomo di Urbino

… and then, I have nature and art and poetry, and if that is not enough, what is enough?

Van Gogh aveva ragione, è abbastanza.

Ma in caso non lo fosse, per i più incontentabili, prendetevi almeno un giorno per visitare anche Fossombrone, un altro borgo medievale racchiuso nell’area protetta del Parco delle Cesane, con ancora la cittadella e la rocca malatestiana del XIII-XV secolo. Avete presente quei luoghi che, non appena si conoscono, ti fanno sentire subito a vostro agio? Ecco.

Io lo considero anche la mia tappa preferita per fare shopping: non mancate i suoi negozi e il suo mercato il lunedì: me ne sono riportata a casa metà. Devo dirlo: anche qui consiglio una sosta gastronomica nella pizzeria “La Grotta“: il locale è spendido, romantico, ed è racchiuso in una vera grotta, proprio nel Corso principale.

L'ingresso nel borgo storico di Fossombrone (PU)

L’ingresso nel borgo storico di Fossombrone (PU)

Se invece siete saturi di storia o forse meno intellettuali, e volete cambiare completamente genere di gita, allora la moderna città di Pesaro fa per voi. Dalla stazione, imboccando Via Branca, si giunge facilmente al centro della città, con la sua Piazza del Popolo e la sua Fontana, uno dei principali punti d’incontro degli abitanti. Si prosegue poi per il corso, con un veloce giro delle vetrine, e un immancabile tappa al suo lungomare, costituito da 7 chilometri di spiagge, dove troneggia la celebre “Palla di Pomodoro”. A Pesaro, inoltre, ci sono tantissimi eventi, come la Fiera di San Nicola a metà settembre.

La scultura di Arnaldo Pomodoro, la “Sfera Grande”, chiamata comunemente “Palla di Pomodoro” - Pesaro

La scultura di Arnaldo Pomodoro, la “Sfera Grande”, chiamata comunemente “Palla di Pomodoro” – Pesaro

Piazza del Popolo - Pesaro

Piazza del Popolo – Pesaro

Pesaro è anche la città natale del compositore Gioachino Rossini, di cui è visitabile la casa-museo Rossini e al quale sono dedicati il Conservatorio e il Teatro, in cui vi si svolge tutte le estati il Rossini Opera Festival. Non perdetevelo!

Il lungomare di Pesaro

Il bellissimo lungomare di Pesaro

Ce l’ho fatta.

Mi hanno detto: “Ma quanto ci metti a scrivere un post?

Scrivere qualcosa che possa veramente “servire” e incuriosire chi viene a visitare una città, è la mia nuova ossessione. Perché dico questo? Perché spesso, mi capita di imbattermi in post di viaggio banali e spersonalizzati, che raccontano luoghi che io frequento abitualmente, senza consigliare nulla di davvero significativo. E per significativo intendo, il posto più buono dove prendere il gelato, o dove fare la passeggiata più romantica, o cosa non perdersi la sera. E soprattutto, cosa ha emozionato e cosa non bisogna perdere. Sono post freddi, senz’anima, come se l’autore, in questa città, non ci fosse mai stato davvero, ed estrapolasse quello che deve scrivere da google o da wikipedia.

Ciò che per gli altri è normale, per me è insopportabile. Lo ripeto: io non voglio essere questo, voglio fare del mio meglio per lasciarvi qualcosa. Sarò troppo riflessiva, rigorosa, lenta (e lo so, scrivo dei papiri) ma a me piace così.

E dopo questa piccola premessa, mi raccomando, salvate questi luoghi memorabili nella vostra lista delle cose da vedere ora che iniziano i weekend di caldo. Qui non ci si annoia mai: ad un’ora di distanza di auto ci sono luoghi speciali. Ultimamente sono stata alla Gola del Furlo. Googlatela e vedrete che verrà voglia anche a voi di un’escursione sul suo fiume smeraldo, tra alberi secolari e rocce millenarie. Che paradiso.

Ci vediamo lì?

Fefa

Il Parco Nazionale del Teide che i Guanches chiamavano "Echeyde", che significa "Casa di Guayota", il Diavolo.
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L’ultima estate a Tenerife

Abito in un piccolo paese sul mare, nel centro Italia.

Un posto dove, appunto, andare al mare, è senza dubbio una faccenda seria, proprio perché questo paesino esiste per tre mesi all’anno. Pertanto, in tutti i miei viaggi, non ho mai sentito l’esigenza di una meta già vista abbastanza. Ma dopo un’estate che si era spenta come una candela dietro ad un bancone di hotel, prima che fosse di nuovo tempo di tisane fumanti e tachipirine, sono partita (un po’ a naso storto) a riprendere fiato, per Tenerife.

A naso storto, perché delle Canarie avevo sempre sentito raccontare dai sessantenni che ci erano stati in viaggio di nozze, dove la cosa più avventurosa da fare era stata una passeggiata sulla riva, mano nella mano. A parte una partita a briscola, di certo non c’erano grandi aspettative.

Mi affretto a dire che mi sbagliavo alla grande.

Appena atterrata, i colori e il clima ventilato di Playa De Las Americas sono la conferma : questo è il posto giusto. Qui l’orologio sembra essersi fermato alla fresca estate dei primi giorni di giugno, in un dedalo di vie spensierate piene di fiori, negozietti colorati e ristorantini affollati di tutte le etnie, che sbucano sulle sue bellissime spiagge. Playa La Troya, una di queste, che non scorderò più per la sua sabbia nera (evitate, come me, la furbizia di indossare un costume color pastello, buttato in seguito nel cestino dell’hotel), è un insieme di volti e di voci, ed è dominata dal Papagayo, locale più cool dell’isola che sfodera cocktail al mango e all’avocado al ritmo di musica ogni ora.

Playa de las Américas: Playa de Troya, con la sua inconfondibile sabbia nera.

Playa de las Américas: Playa de Troya, con la sua inconfondibile sabbia nera. Nonostante le nuvolone, faceva caldissimo!

Playa Las Teresitas, la mia preferita, che si trova invece dalla parte opposta dell’isola, è un’immensa insenatura di sabbia bianca trasportata, almeno così dice la leggenda, direttamente dal deserto del Sahara. Al contrario, qui tutto è rilassante, lento, esprime libertà. Tant’è che sono tutte in topless.

 Las Teresitas, una delle spiagge più popolari di Tenerife, piena di palme e di piante chiamate "uva del mare" che le donano un aspetto caraibico. Qui ho fatto il mio primo bagno!

Las Teresitas, una delle spiagge più popolari di Tenerife, piena di palme e di piante chiamate “uva del mare” che le donano un aspetto caraibico. Qui ho fatto il mio primo bagno!

Estate tutto l’anno!”, ci sottolineava il receptionist dell’appartamento. “Di Tenerife, ci si innamora per sempre!”. A quanto pare, non ci ha imbrogliato. Tenerife ti sembra l’antidoto contro le asprezze della vita, soprattutto al tramonto, sorseggiando una birra, e spesso si ha la folle idea passeggera di trasferirsi lì per sempre.

Però sgombriamo per un attimo la mente dai luoghi comuni. É un’altra Tenerife la mia. Usciti dal chiasso delle spiagge, spiata da dietro, l’isola ha un lato insospettato e travolgente. Certo, le curve ad anello saranno un incubo (armatevi di Travelgum) ma avrei compreso ben poco della sua natura multiforme, senza affittare un’auto. Perdersi nella selvaggia bellezza di Taganana, che irrompe già dal finestrino, ti riconcilia con la natura. Questa sconfinata oasi di verde, in contrasto con l’azzurro incredibile del cielo, è raggiungibile attraverso i Monti Anaga, ed è davvero da togliere il fiato.

La stessa sensazione di meraviglia si prova a Garachico, un insieme di piscine naturali scavate nella roccia, dove i più pigri possono prendere il sole con un panino, e i meno pigri tuffarsi e fare foto nel gelido mare blu. Davvero rigenerante, considerando che si superano i 30 gradi. Se vi capita di fare un giro in piazza per un aperitivo, troverete una statua del liberatore venezuelano Simon Bolivar.

Un tempo, Garachico era il porto di Tenerife.

Un tempo, Garachico era il porto di Tenerife.

È un po’ come vedere la cartolina: Tenerife non è mai come te la saresti immaginata, e le tappe obbligate non finiscono qui. Una passeggiata tra le profumate erbe officinali del Parco botanico del Giardino Millenario, è una pausa rasserenante e magica.

Io e il Drago Millenario, l’albero più antico delle Canarie.

Io e il Drago Millenario, l’albero più antico delle Canarie.

Tenerife è, quindi, soprattutto la forza inebriante della natura, una dimensione più autentica, terrena.

L’immenso e selvaggio Parco Naturale del Teide ne è l’emblema e rapisce con la sua singolarità. Noi facciamo parte dei disorganizzati: la sveglia non ha suonato e abbiamo rinunciato a salire sul vulcano accontentandoci di fare il giro ad anello delle Los Roques de Garcia, un piccolo canyon molto suggestivo. Ci vogliono infatti circa 6 ore di cammino per salire a piedi sulla vetta. Sotto il sole cocente, sembra di stare in una riserva indiana, circondati da macigni rossastri, nel più totale silenzio. Questo posto con i suoi paesaggi mozzafiato, abolisce la distanza tra spazio e tempo e si vorrebbe rimanere qui per sempre. Infine, molte delle cose più belle delle parco sono invisibili; ci sono circa 700 specie di invertebrati, tra rane, serpenti, lucertole, e fortunatamente non ho avuto il piacere di incontrarle.

Tenerife - Los Roques De Garcia

Tenerife – Los Roques De Garcia

 

Cerco di tenermi stretta, ora che sono tornata a casa, il ricordo del celebre paesaggio lunare, ovvero la Miniere di San José, un’infinita distesa di dune di sabbia e balle di fieno che rotolano attraverso paesaggi spettrali. Ho anche visto un mulinello, un mini tornado e ho perso 5 anni di vita. L’atmosfera è un po’ inquietante, da film western, ma affascinante: ero già stata allo Zion Park nello Utah (USA), e il Teide non ha proprio nulla da invidiargli.

Ma ora veniamo alla mia parte preferita. Un parco con gli animali può risultare solo per bambini. Non lui. Se pappagalli, scimmie e pinguini potessero parlare, il Loro Parque sarebbe uno dei primi a ricevere da loro il Premio Nobel. Questa riserva naturale meravigliosa, con voliere, laghetti e recinti, fa sognare e sviluppare grande rispetto verso questi preziosi animali che stanno, purtroppo, scomparendo.

Una delle mie simpatiche amiche al Loro Parque.

Una delle mie simpatiche amiche al Loro Parque.

Tenerife mi è rimasta nel cuore -ci sarete arrivati- e non vedo l’ora di tornare ad esplorare le Canarie. Spero di avervi trasmesso che non farete di certo la stessa fine del viaggiatore di Saramago, che seduto sulla spiaggia, pensa annoiato: “Non c’è altro da vedere“. Perché le Canarie sono immense e c’è tanto altro da vedere.

“E a metà pomeriggio era di nuovo sopraffatto dal desiderio di essere altrove, di essere un altro, di essere un altro altrove.” 

Rassicuriamo Foer, non succede solo a lui, ma anche chi è stato qui, a Tenerife.

Fefa

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