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The Magic World — L’Eremo di San Leonardo e la Cascata Nascosta

“The peace of wild things… For a time I rest in the grace of the world, and am free.”

〰 Wendell Berry

Immaginiamo per un attimo una domenica mattina d’estate: potremmo starcene a poltrire nel letto fino a tardi pervasi dall’odore del caffè, oppure sfogliare il nostro giornale preferito sotto l’ombrellone. Le alternative, a giugno, non sono male. Tutto dipende dalla scelta con cui decidiamo di affrontare questa giornata.

Forse i più pigri tra voi non vedranno di buon occhio l’idea di svegliarsi presto e raggiungere il monastero di un prete a 1.128 mt. di altitudine, eppure io ve lo consiglio.

Sì, c’è un posto immerso tra il silenzio del vento in un secolare bosco di faggi, che per me è liberatorio, e si chiama l’Eremo di San Leonardo.

L'Eremo di San Leonardo

Nella vostra domenica d’estate avete scartato per un soffio questa bellezza qui. Non vi siete pentiti? Rimediate subito! L’Eremo di San Leonardo, nei Monti Sibillini (Marche) vi aspetta!

 

La natura sta segnando la mia vita da diversi anni.

Sarà perché spesso mi alzo e combatto per le le mie idee, prendo posizione. È faticoso, ma oramai mi sono rassegnata. Non riuscirò mai ad essere ( e, lo ripeterò fino alla noia, non voglio esserlo ) una di quelle persone che mi dice: “ma chi te lo fa fare? ma che te ne frega“. Pertanto a volte, a mò di pratica yoga, vado alla ricerca di luoghi ricchi di pace e natura come questo, per ricaricarmi e rimediare alle ferite di tutti i giorni.

Leave behind, come urla Jeff Buckley, lasciarsi tutto alle spalle, girare pagina, eliminare il superfluo. Almeno per una giornata, ogni tanto, si può.

Immagino che anche a Padre Pietro Lavini, nel 1965, quando confidò di voler rimettere in piedi quello che allora altro non era che un mucchio di ruderi ricoperti da rovi e ortiche, sia stato detto: “ma chi te lo fa fare? ma che te ne frega“.

Per fortuna che non tutte le azioni delle persone sono mosse per un tornaconto personale, ma a volte, sono ispirate da valori autentici come il senso di responsabilità e la passione. Così, animato da quella volontà incrollabile che gli fece superare le intemperie, la povertà e anche le incomprensioni delle persone, per 32 anni quest’uomo ha sacrificato se stesso alla ricostruzione di uno splendido Eremo, nel cuore dei Monti Sibillini. 

Esistono luoghi che non dovrebbero essere lasciati andare, che non dovrebbero morire sui puntini di sospensione, perché rappresentano l’affresco vivissimo di un’epoca e insieme, la nostra storia. Con il ritrovamento di un medaglione del 1625 raffigurante quattro basiliche e i Santi, infatti, si può affermare che molte persone nel passato erano costrette a percorrere il Golubro, come il suo proprietario, recatosi a Roma per acquistare l’indulgenza e fermatosi poi all’Eremo nel viaggio di ritorno.

La voglia di rimettere in piedi questa meraviglia storica del 1066, dapprima sorta come Monastero dei seguaci di San Benedetto e in seguito passata nelle mani monaci Camaldolesi, come scriverà lui stesso nel libro “Lassù sui Monti”, era più forte di qualunque cosa.

È proprio la curiosità di conoscere e trarre ispirazione da questo eroico “muratore di Dio”, che vive Eremita allo stesso modo di San Leonardo, con ogni probabilità, quello che maggiormente spinge tanti ogni giorno a salire fin quassù.

Andiamo? Tocca a voi!

Escursioniste soddisfatte nel magico mondo dell'Eremo di San Leonardo, tra i Monti Sibillini (Marche)

“Questo è il volto che hanno le cose quando siamo felici” (C. Nootenoom) Escursionista soddisfatta tra i colori dell’Eremo di San Leonardo, tra i Monti Sibillini (Marche)

L’escursione è tollerabile per grandi e bambini, di circa 1 ora e 30 all’andata e un’ora al ritorno, con difficoltà T/E e tra le più piacevoli dei Sibillini, piena di sorprese e di incanto.

Senza dubbio, dal mio punto di vista, il sentiero che porta all’Eremo di San Leonardo, insieme al Lago di Pilato (qui, se ve lo foste perso, trovate il mio post a riguardo su Destinazione Marche) costituisce una delle tappe immancabili per esplorare le Marche. Ve li raccomando, tra una nuotata e l’altra. L’ideale, poi, per chi in questi giorni si lamenta degli oltre 30 gradi: il sole è molto caldo tra queste montagne ma attraversando il bosco, il cammino del viaggiatore è protetto dagli alberi e la temperatura oscilla tra i 18° e i 22°C, così che in alcuni tratti occorrerà anche una felpa leggera.

Partendo da Montemonaco (in provincia di Ascoli Piceno), bisogna uscire dal paese in direzione Montegallo e, una volta al bivio, seguire le indicazioni per Rubbiano – Gole dell’Infernaccio. Dopo circa 8 km, giungerete ad un bivio e ben presto, ad uno slargo, delimitato da una sbarra, potrete parcheggiare, e se ci riuscite anche prima, per via della considerevole affluenza estiva di visitatori.

Pronti? Raccomandazioni: badate a non scivolare e staccate la spina!

L’escursione ha inizio in leggera discesa, in una strada ghiaiata che vi porterà proprio di fronte all’ingresso della Gola dell’Infernaccio (Sentiero 221). Durante il ritmo lento della vostra passeggiata, sarete subito rapiti da queste selvagge pareti di roccia, segnate dalla vegetazione, che costeggiano il fiume Tenna.

http://www.rifugiorubbiano.com/natura-e-sport-a-rubbiano-di-montefortino-e-sui-sibillini/le-gole-dell-infernaccio-e-leremo-di-san-leonardo/

Incrocerete poi, a sinistra, le famose cascate a goccia, denominate Pisciarelle, un’apparente doccia naturale dovuta all’acqua che da un versante del Monte Zampa (1750m) si disperde a valle in un modo del tutto particolare. Il fenomeno è ancora più suggestivo d’inverno, quando l’acqua ghiaccia formando sulle pareti delle sorprendenti stalattiti. Giunti a questo punto, si attraverserà poi una passerella di legno per raggiungere l’altro lato del fiume e in seguito la Gola dell’Infernaccio, così da iniziare finalmente a salire per il sentiero che porta all’Eremo (Sentiero 229). Ci siamo quasi!

Ah, l’aria delle mattine d’estate è la mia aria. Amo il mare, amo il sole, ma amo ancor di più il profumo dei boschi, soprattutto se sono esaltati da storie di miti e leggende.

Ma che cos’è questa Gola dell’Infernaccio? Non fatevi ingannare dal nome, come me: conosciuta anticamente come Golubro, dal latino Gula che significa gola e Lubricum che invece vuol dire scivolosa e impenetrabile, in realtà non ha proprio nulla di pauroso, (almeno per noi, ma forse lo era per gli antichi, per i quali era impraticabile), ed è invece uno dei più preziosi percorsi montani dei Monti Sibillini.

Che forse non lo sapete, ma è anche magico.

“Voi, ragazzi, venite ad ascoltare,

Quello che noi, vecchi, vi racconteremo.”

〰Canzone

Le origini della Gola dell’Infernaccio sembrano ritagliate da un romanzo di Tolkien: si narra che un tempo, questo posto, chiamato “Valleria”, fosse il prediletto delle Fate per venire a ballare nelle notti di plenilunio. Queste creature eteree ma con le zampe di capra, che avevano l’obbligo di risalire prima dell’alba alla Grotta della Sibilla, una volta, prese dalle febbre del sabato sera e malgrado la promessa fatta alla Sibilla, non si accorsero del sorgere del sole e corsero via lasciandosi alle spalle una scia bianca, che ancora oggi è possibile vedere lungo il dorso della montagna. Gli anziani della montagna la chiamano “il cammino delle Fate”.

La vita è più divertente, con una storia curiosa da raccontare. Non trovate?

Usciti dalla Gola, ci si addentrerà nella splendida faggeta di San Leonardo. 

L’aria si riempie di chiacchiere e risa di scuole e comitive di amici accampati nell’ampio spiazzale davanti alla Chiesa: siete arrivati. Finalmente potrete trovare un albero sotto cui riposarvi e fare un pic-nic, oppure andare a conoscere Padre Pietro Lavini. Diciamoci la verità: ci sono giorni in cui, sommersa dai problemi e dalle responsabilità, lo invidio!

Dentro l'Eremo di San Leonardo

Non sono una persona molto religiosa, ma all’interno dell’Eremo di San Leonardo si respira un’aria speciale. (Chiedo scusa per la qualità delle foto: purtroppo non ho un Iphone, né – l’avrete capito – un parrucchiere).

L’escursione potrebbe anche terminare qui.

Chi avesse sete di avventura e non fosse stanco di camminare, può invece affrontare l’ultima tratta, quella che porta alla Cascata Nascosta del Torrente Rio e che inizia a fianco alla fontana in pietra che sorge sul falsopiano di fronte all’Eremo.

lacascatanascosta

La meraviglia della Cascata Nascosta del Torrente Rio.

Classificato con difficoltà EE, vi ricordo ancora una volta pignola come una suocera, di portare con voi almeno una bottiglia di acqua a testa, cibo e snack, cappello, scarpe da trekking, felpa e canotta per gli sbalzi di temperatura. Il sentiero è affascinante, ma decisamente improponibile per chi non è in forma, a causa di alcuni tratti di percorso con il fondo scivoloso e instabile, pieno di tronchi e rami caduti, che vi costringerà ad improvvisare (ed imprecare) per non cadere. Eppure, vale la pena tanta sofferenza: all’arrivo vi attenderà un piccolo spiazzale dove riposarvi e la bellissima cascata, a tutti gli effetti singolare.

In definitiva, camminare nei boschi fa bene: sarà noioso ricordarlo, ma non lo è. Quando siamo tra gli alberi l’umore migliora e il fisico si rigenera così rapidamente che medicine e ginnastica sono solo miseri palliativi al confronto.

Molti mi chiedono come faccio ad avere sempre il sorriso: ecco, adesso avete scoperto il mio segreto.

 

“Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero.
Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nel’indistinto.”
〰Italo Calvino

 A presto! Fefa

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1 Comment

  • Reply Se non ci pensi, succede — Valleremita/Monte Puro (Marche) - Fefa 5 agosto 2015 at 14:34

    […] Le Marche, terra ricca di storia e di bellezze naturali, possiede anche una dimensione più spirituale, più discreta e silenziosa. Ne abbiamo già parlato qui. […]

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